Dopo la Lettera dei 45: Uno schema, per discutere e sviluppare un’azione più radicale.

Dopo la Lettera dei 45: Uno schema, per discutere e sviluppare un’azione più radicale.

Vanno aumentando nell’orbe cattolico le critiche e le perplessità sulle espressioni dell’Amoris laetitia, che appaiono fortemente ambigue e fuorvianti. Essa contiene affermazioni, seguendo il cui filo logico e attenendosi al senso delle parole, non possono essere interpretate in modo conforme alla Tradizione santa ed immutabile della Chiesa [qui l’elenco degli interventi sulla spinosa questione].Purtroppo non è l’unico elemento critico di questo pontificato, ma acquisisce oggi maggior rilevanza per l’iniziativa dei 45 studiosi [qui], il cui numero è destinato ad aumentare [qui i loro nomi], rivolta al cardinale Angelo Sodano, decano del Sacro Collegio e ai 218 cardinali e patriarchi. Com’è ormai noto, si tratta di un documento di 13 pagine, in versione plurilingue, che sarà reso pubblico a breve, i cui firmatari chiedono ai cardinali, nella loro funzione di consiglieri ufficiali del Papa, «di inoltrare al Santo Padre la richiesta di ripudiare gli errori presenti nel documento in modo definitivo e finale, e di dichiarare autorevolmente che non è necessario che i credenti credano a quanto affermato dall’Amoris laetitia».

Estrapolo ed integro di seguito quanto già delineato in un commento di Paolo Pasqualucci[1] nel corso di una discussione in una pagina precedente. Sostanzialmente è il nostro manifesto, la nostra posizione pubblicamente asserita, nella drammatica situazione che si è venuta a creare.
  1. Da diversi anni sono molti – tra cui noi – i fedeli che soffrono pregano ma anche si impegnano denunciando le sfasature e riaffermando la retta dottrina, affinché si risolva la crisi della Chiesa.
  2. Finora la crisi è andata aggravandosi sempre più. Le sole preghiere e le eventuali ulteriori pratiche devote che non sono mancate certamente il Signore le ha ascoltate. Possiamo tuttavia dirci con realismo che da sole non bastano. E forse il Signore non si contenta delle preghiere, pur necessarie e indispensabili. Ricordiamo quel che diceva Padre Pio: “La preghiera è la migliore arma che abbiamo, è una chiave che apre il cuore di Dio”.
    Però, accanto al Rosario quotidiano, nel quale impetriamo anche le grazie per fare ogni giorno la volontà di Dio, non occorre poi l’azione nostra concreta, le famose opere, con le quali ci santifichiamo?
  3. Sia in anni meno recenti che nell’ultimo triennio, accanto alle preghiere, sono apparse le suppliche: cioè le rispettose richieste di chiarimento rivolte da più parti al Papa, a proposito dei suoi documenti ufficiali (ad esempio sui processi di nullità matrimoniale, sul matrimonio [vedi]); documenti formalmente di basso profilo, quanto a qualità di fonte petrina, ma pur sempre atti di governo e quindi di magistero.Richieste rivolte anche da ecclesiastici autorevoli, pur pochi di numero.Ma le preghiere, le pratiche devote e le suppliche, finora non sono servite assolutamente a nulla.
  4. Allora abbiamo avuto un’iniziativa di nuovo tipo, più radicale, dovuta soprattutto, sembra di capire, a teologi: la lettera dei 45 studiosi e pastori al Sacro Collegio affinché intervenga sul Papa per fargli chiarire/rettificare concetti presenti nell’Amoris Laetitia, che si prestano ad esser interpretati come eresie o errori nella fede o comunque come proposizioni scandalose etc. Questa lettera mira anche evidentemente a mettere i cardinali e patriarchi di fronte alle loro responsabilità, a farli uscire dal loro silenzio. Inoltre, sembra contenere una implicita possibilità di eresia attribuibile al Papa, fatto indubbiamente nuovo e rivoluzionario. Da quanti secoli non succedeva?
  5. Il problema che si pone ora è il seguente: perdurando il silenzio del Papa, bisognerà vedere se qualche cardinale prenderà posizione contro questo silenzio. Perdurando il silenzio dei cardinali, cosa succederà’? Niente? Non bisogna, a questo punto, mescolare l’essere e il dover-essere, ossia la possibilità concreta di un risultato positivo (per la Fede) con la necessità dell’azione da intraprendere, che è il nostro dover-essere (comunque, il nostro dovere di credenti, battezzati e cresimati).
  6. Appare pertanto qui il concetto di “un’azione più radicale”. Essa si configura spontaneamente da tutto lo sviluppo precedente:

    6.1 Quando sarà disponibile il testo sottoscritto dai 45 (ci dicono stampato in 6 lingue), studiarselo bene, discuterlo, allargare sui blog il dibattito su di esso;
    6.2 Creare un clima di opinione il più ampio possibile che prema sul Papa e sui Cardinali affinché si prendano pubblicamente le loro responsabilità cioè chiariscano e spieghino, dimostrino che le accuse di eresia sono sbagliate;
    6.3 Cominciare a studiare la soluzione rappresentata dalla dipartita dell’ostinato Bergoglio dal Sacro Soglio, per deposizione o meglio ancora per abdicazione, rivedendo la questione del cosiddetto “semi-conciliarismo”[2] (vale a dire, di come la “pars sanior” del Sacro Collegio possa “sfiduciare” il Papa, senza deporlo formalmente, sanzionarlo di una censura di tipo etico). Quest’ultima ipotesi rappresenterebbe la “soluzione più radicale”, imposta dallo stato di necessità gravissimo in cui versa la Chiesa.

Non dobbiamo scoraggiarci. Siamo un esercito piccolo e disperso perché senza generali, al momento. L’esser piccolo non conta tanto, conta assai di più il non avere ancora i generali. Però le cose si fanno sempre per gradi. Tempo non ne è rimasto molto e tuttavia bisogna procedere per gradi, affidandosi comunque sempre alla Provvidenza.

Nello schema qui delineato un ruolo essenziale gioca questa Lettera dei 45 al Collegio Cardinalizio, al momento ancora sconosciuta al vasto pubblico nei suoi contenuti, anticipati solo per sintetico riassunto. Ci sono evidentemente teologi che hanno preso coraggio e in sostanza mettono sotto accusa il Papa per affermazioni della AL che appaiono eretiche o erronee nella fede, o scandalose etc. Questo ci sembra il dato essenziale su cui lavorare, in questa fase. Un dato, nel panorama attuale, rivoluzionario.
Come già detto sopra, non appena il documento firmato dai 45 sarà pubblicato in 6 lingue, si dovrebbe studiarlo, diffonderlo, discuterlo, suscitare in base ad esso un movimento di opinione. Questo ci sembra il primo passo. Mettere a punto, servendosi anche ma non solo di Internet, gli strumenti concettuali, e quindi i principi, che permettano poi di impostare con chiarezza (retto discernimento dello spirito) la fase successiva della battaglia.
Non pensiamo per ora al (possibile e forse probabile) silenzio dei cardinali e patriarchi.

Pensiamo a fare tutto il possibile e persino l’impossibile (se così si può dire) per quanto sta a noi. In questa fase la battaglia per la Fede è ancora soprattutto intellettuale. Non è questione di cultura o erudizione, ciò che conta è avere idee chiare e giuste. Per metterle in pratica, ci affidiamo alla Provvidenza, che sicuramente ci assisterà anche nella messa a punto dei giusti concetti, che sarà nostro impegno sviluppare ribadire e riaffermare con il dovuto rispettoso equilibrio e con l’altrettanto dovuta parresìa.

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/

Maria Guarini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...