Indagine sull’ortodossia di Madre Teresa di Calcutta.

Indagine sull’ortodossia di Madre Teresa.

di Marian T. Horvat

Traduzione a cura della redazione. [RS]

La cura tradizionalmente posta dalla Chiesa Cattolica nel proclamare santi e beati è rinomata e ammirevole. Le inchieste condotte per provare la completa ortodossia dei servi di Dio, la pratica delle virtù al grado eroico, la vita esemplare, sono accurate, ed è inoltre necessario almeno un miracolo per la beatificazione ed un altro per la canonizzazione.

Ogni scritto, ogni dichiarazione del candidato dev’essere strettamente aderente al Magistero e alla Tradizione della Chiesa. Anche solo un lieve dubbio sull’ortodossia di una dichiarazione è sufficiente per bloccare il processo di beatificazione: è famoso il caso di Anne Catherine Emmerich, la cui beatificazione fu sospesa per ordine di Papa Clemente XIV per via delle discutibili interpretazioni che il segretario Clemens Bretano fece delle sue visioni – non si sa se con l’approvazione della Emmerich, o meno. Ciò bastò a impedirle di essere beata e, ufficialmente, di essere un pubblico modello per i cattolici.

Proprio conoscendo questa grande attenzione di Santa Madre Chiesa nell’accertare l’ortodossia di chi è elevato agli onori degli altari, si nutrono dubbi e si prova confusione per la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta [e per la sua prossima canonizzazione, NdR]. Nessuno mette infatti in dubbio che ella abbia assistito i poveri di Calcutta e sia stata paladina dei diritti dei bambini non ancora nati. Il problema sta nella virtù della fede, la prima e più importante virtù eroica necessaria per essere proclamati santi. In varie dichiarazioni di Madre Teresa si sottintende [nemmeno velatamente, NdR] che la salvezza sia possibile in qualunque fede e con qualunque culto. E può essere beatificato qualcuno che affermi o sottintenda che la Chiesa Cattolica non è l’unica vera Chiesa?

Alcuni esempi possono trarsi dal libro “Tutto nasce dalla preghiera – Meditazioni di Madre Teresa sulla vita spirituale, per gente di tutte le fedi”. Nella prefazione, Anthony Stern sottolinea ed elogia lo spirito ecumenico di Madre Teresa lodando la sua notissima citazione: “Ho sempre detto che dovremmo aiutare un indù a divenire un migliore indù, un musulmano, a divenire un migliore musulmano, un cattolico a divenire un migliore cattolico”. Madre Teresa è la grande maestra della preghiera ecumenica, apprezzata dai partecipanti – reali o potenziali – agli incontri di “preghiera” di Assisi; il Vescovo Anthony Pilla definisce le sue meditazioni “noccioli di verità, di profonda saggezza e introspezione spirituale”. Ecco uno di questi “noccioli”:

“Some call Him Ishwar, some call Him Allah, some simply God, but we have to acknowledge that it is He who made us for greater things: to love and be loved. What matters is that we love. We cannot love without prayer, and so whatever religion we are, we must pray together.” (Alcuni lo chiamano Ishwar, alcuni Allah, alcuni semplicemente Dio, ma dobbiamo riconoscere che è lui che ci ha fatto per cose grandi: amare ed essere amati. Quello che conta è che amiamo. Non possiamo amare senza preghiera, e perciò, di qualunque fede siamo, dobbiamo pregare insieme.)

Non si tratta di una frase isolata, tolta dal contesto. Di simili testimonianze dell’indifferentismo religioso di Madre Teresa ce ne sono molte. In questa meditazione appena citata, ella mostra altresì una nozione non ortodossa di Dio, oltre che un concetto distorto dell’amore. (1)

Una cosa infatti è dire che in differenti lingue, Dio ha differenti nomi: God in inglese, Dieu in francese, Dios in spagnolo, Gott in tedesco, e così via. Ma è ovvio che i cattolici, siano essi spagnoli, francesi, tedeschi o americani, comprendono tutti la medesima realtà significata dalla parola “Dio”. Cosa ben diversa è applicare queste differenze ai vari culti e alle varie fedi, le cui ipotesi sulla Causa Prima creatrice sono diversissime: e dire che Ishwar, Allah e l’unico vero Dio siano solo differenti nomi per la medesima “cosa” è assolutamente sbagliato. I musulmani, ad esempio, negano la Trinità di Dio, e la divinità di Gesù Cristo. Quindi, Allah è ben lontano dall’essere la stessa realtà che i cattolici adorano! Non parliamo poi del “dio” buddista, che non è nemmeno una persona, ma una sorta di forza immanente a tutte le creature; alcune sette buddiste hanno poi innumerevoli dèi. Gli indù poi adorano dèi di ogni natura, spirituale come Ishwar, umana, animale (mucche, serpenti).

Madre Teresa ha dunque presentato una proposizione semplicemente falsa, accostando questi dèi all’unico vero Dio che si adora nella Chiesa Cattolica, contraddicendo la ragione naturale e collidendo frontalmente col dogma cattolico. Ed è dura pensare che ella sia stata beatificata dopo questo genere di dichiarazioni, e ancor più duro vedere quest’ultime lodate come “noccioli di verità”. [per saperne di più cliccare qui]

Inoltre, l’idea che Madre Teresa presenta dell’amore è, a voler essere generosi, molto superficiale. “Importa che noi amiamo”, dice, e lo ripete spesso: “L’amore è un frutto che è sempre di stagione, e a portata di ogni mano. Ognuno può raccoglierlo, senza limiti; ognuno può raggiungere questo amore attraverso la meditazione, lo spirito di preghiera e il sacrificio… se impariamo ad amare, impariamo ad essere santi”. Ma che cos’è l’amore? L’amore è l’adesione della volontà ad una persona, ad un oggetto o a un ideale. Questa relazione non è, di per sé, né buona né cattiva, poiché ciò dipende dallo scopo che questo amore ha. Se si ama con cattivo scopo, quell’amore è privo di valore positivo; se si ama invece per una buona causa, quell’amore è buono. Ecco perché S. Agostino concludeva, con semplicità: “Solo il bene può essere amato”. (2) Quindi, se si ama Dio, che è l’Ognibene, l’amore è senza dubbio una buona cosa; ma se si ha un’affezione verso un oggetto malvagio, verso qualcosa che è chiamato “dio” ma è, in verità, un demonio, questa non è una buona cosa. E’ una passione cattiva, non è amore, e la persona va corretta, non assecondata. S. Tommaso d’Aquino lo ha illustrato con chiarezza: le passioni sono buone o cattive a seconda della bontà o meno dell’oggetto. (3) Ma questa verità latita nel pensiero di Madre Teresa.

Ella presuppone che Dio sia il medesimo per musulmani, pagani e cattolici; semplifica poi la nozione di amore, ammettendo che si possa amare contemporaneamente il bene e il male, essendo importante solo “l’amore” ed indifferente il suo oggetto. Il che contraddice apertamente gli insegnamenti del Catechismo di base, che ci istruisce sul dovere di amare Dio sopra ogni cosa. […] Una beata dovrebbe essere un modello di salvezza per il fedele cattolico! Eppure, in queste meditazioni, l’amore che Madre Teresa magnificava non era il modello dell’amore cattolico, e il “dio” cui faceva riferimento non era la Trinità.

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Ragion per cui i dubbi di alcuni cattolici di fronte alla fulminea beatificazione di Madre Teresa sono pienamente giustificati. E non è tutto: sospetti disturbanti sorgono anche in merito all’attendibilità del miracolo presentato come prova. Normalmente i processi di beatificazione possono infatti partire a cinque anni dalla morte del candidato, e dopo aver ricevuto prova della verificazione di un miracolo. I miracoli non sono certo materia che la Chiesa prenda alla leggera; e nel caso riguardino guarigioni, dev’essere chiaro al di là di ogni dubbio che la risoluzione della malattia non sia avvenuta per cause naturali. Nel caso di Madre Teresa, però, Giovanni Paolo II non ha rispettato il quinquennio di attesa e, nel 2002, il Vaticano ha riconosciuto il miracolo nella guarigione di Monica Besra, una donna 35enne che viveva in un villaggio dell’India settentrionale, e che sarebbe stata guarita da un tumore ovarico, scomparso nel settembre 1998 quando un medaglione con l’immagine della suora scomparsa le venne applicato sulla zona malata.

Tuttavia Ranjan Mustafi, il ginecologo che aveva in cura la donna all’ospedale di Balurghat (Bengala occidentale), asserisce che sia alquanto possibile che la paziente sia guarita per effetto di quattro farmaci antitubercolotici che stava assumendo. Dice che ammira grandemente Madre Teresa per la sua opera, che senz’altro le varrebbe la beatificazione, ma che la donna è guarita in virtù della medicina e non di un miracolo. (4) E la cosa parrebbe confermata dai suoi superiori, che attestano la pronta risposta che la paziente mostrò ai trattamenti. Cinque medici di Roma, consultati dal Vaticano, scartarono invece la spiegazione scientifica e concordarono che la guarigione fosse priva di cause scientifiche; ma Mustafi dice di non essere mai stato contattato dal Vaticano. (5)

Superfluo dire che Monica Besra crede al miracolo, anche se ammette di essere stata all’epoca in cura all’ospedale di Balurghat; “chi ama Madre Teresa ci crederà”, dice semplicemente. Il suo amore per Madre Teresa non è in dubbio, ma non è certo il sentimento che determina il valore di un miracolo.

Che cosa ci resta quindi in mano? Nozioni distorte di Dio e dell’amore, un miracolo perlomeno dubbio, un processo accelerato da un pontefice egli stesso campione del pluralismo religioso, che implica ammettere che non esista una sola Rivelazione e una sola interpretazione di questa, come la Chiesa Cattolica ha sempre insegnato, ma che le rivelazioni e le interpretazioni provenienti da altri culti siano anch’esse corrette. Questo rende lecito sospettare che l’intenzione di Giovanni Paolo II non sia stata soltanto quella di beatificare una persona, ma di beatificare l’intero pensiero postconciliare e progressista sull’ecumenismo e sulla salvezza universale, cui Madre Teresa aderiva.

Ed è una beatificazione che solleva sospetti anche su altri – come Giovanni XXIII – il cui corpo “incorrotto” fu in realtà conservato con mezzi artificiali [maggiori info qui, NdR], e che sostenne gli errori modernisti. Che cosa è accaduto: la fede cattolica è mutata, o non è più necessario professarla tutta intera per essere beatificati?

 

 


1. Stern riferisce anche quest’altro episodio: Madre Teresa fu sentita sussurrare ad un agonizzante buddista “Di’ una preghiera della tua religione, e io dirò una preghiera delle mie. Insieme pregheremo e questo, per Dio, sarà bellissimo”.
2. De Trinitate, 8,3,4: PL 42: 949-50.
3. Summa Theologica, I-II, 24, 3.
4. “Too Swift to Sainthood,” Newsday, 15 ottobre 2003.
5. Beth Duff-Brown, “To believers, proof of miracle not needed,” sito National AP Courier and Press, 18 ottobre 2003.

 

 

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