Il papa definisce l’interpretazione dell’Amoris Laetitia che permette la comunione ai divorziati risposati come l’unica possibile.

Il papa definisce l’interpretazione dell’Amoris Laetitia che permette la comunione ai divorziati risposati come l’unica possibile.

Riprendiamo, nella nostra traduzione, da InfoCatólica. Non ci sono critiche teologiche che tengano [cfr. quella dei 45 studiosi]. Non c’è altra interpretazione che quella autentica data da chi ha emanato il documento. Ed è esattamente quella dell’ala liberale, affermata e confermata nella prassi. Mi limito, per ora, al commento alla nota 329, emblematico per capire lo stile approssimativo e manipolatorio, mai visto in una Esortazione Apostolica.
C’è chi ha messo in dubbio la validità del Comunicato dei vescovi e della Lettera del papa. E, se ora InfoCatólica fa marcia indietro, arriva la conferma dall’autorevole Periodista digital. Per di più i documenti, oltre ad essere avallati da Il Sismografo (notoriamente vicino alla Segretria di Stato) sono riportati nell’originale in pdf da LifeSiteNews [quiqui].

 Non ci sono altre interpretazioni, egli afferma

I vescovi della regione argentina di Buenos Aires, hanno mandato ai loro sacerdoti, il Comunicato [questo link e quello alla Lettera del papa riportano ora solo il titolo ma non il testo, che tuttavia risulta confermato da Il Sismografo, notoriamente vicino alla Segreteria di Stato] : “Criteri di base per l’applicazione del capitolo VIII dell‘Amoris Laetitia”, in cui si tratta l’accesso ai sacramenti della confessione e dell’eucaristia da parte dei divorziati risposati. Il documento è stato a sua volta inviato a papa Francesco il quale, in risposta, ha mandato una lettera in cui assicura che il testo dei prelati argentini «spiega in modo completo il Capitolo VIII dell”’Amoris Laetitia“. Non ci sono altre interpretazioni».
Tra i punti del documento dei vescovi della regione di Buenos Aires si distinguono:
Punto 5. 

Quando le circostanze concrete di una coppia lo rendano possibile, specialmente quando entrambi siano cristiani all’interno di un cammino. di fede, si può proporre l’impegno di vivere in continenza. L’AL non ignora le difficoltà. di questa scelta (cfr nota 329)[1] e lascia aperta la possibilità di accedere al sacramento della riconciliazione, quando non si riesca a mantenere questo proposito (cfr, nota 364 in conformità con l’insegnamento di Giovanni Paolo II al card W. Baum del 22 marzo 1996).

 

Punto 6.

In altre circostanze più complesse e quando non è possibile ottenere l’annullamento, la scelta menzionata può essere di fatto non praticabile. Ciò nonostante, è comunque possibile un cammino di discernimento. Se si giunge a riconoscere che in caso concreto vi siano limitazioni che attenuano la responsabilità e la colpevolezza (cfr note 301 – 302), in particolare quando una persona ritenga di poter cadere in ulteriore peccato facendo del male ai figli della nuova unione, l’AL apre la possibilità di accedere ai sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia (cfr note 336 e 351). Questi ultimi a loro volta dispongono la persona a continuare a maturare e a crescere con la forza della grazia.

Punto 9.

Può essere opportuno realizzare in modo riservato un eventuale accesso ai sacramenti soprattutto quando si dia il caso di situazioni conflittuali. ma allo stesso tempo non si deve smettere di accompagnare la comunità affinché cresca nello spirito di comprensione e accoglienza, senza che ciò implichi creare confusione nell’insegnamento della chiesa sulla indissolubilità del matrimonio. La comunità è uno strumento della misericordia che è “immeritata incondizionata e gratuita” (297).

Papa Francesco ha inviato a mons. Sergio Alfredo Fenoy delegato della regione pastorale di Buenos Aires una lettera [il link ora non riporta più il testo che, però è confermato da Il Sismografo], in cui lo ringrazia di avergli inviato il testo dei vescovi, con i quali si congratula per il lavoro da loro svolto.
In un paragrafo della lettera il papa scrive:

Lo scritto è molto buono e spiega in modo esauriente l’VIII Capitolo dell’Amoris Laetitia. Non sono possibili altre interpretazioni. E sono sicuro che farà molto del bene. Che il signore ricompensi questo sforzo di carità pastorale

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]
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1. Nota 329. Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio (22 novembre 1981), 84: AAS 74 (1982), 186. In queste situazioni, molti, conoscendo e accettando la possibilità di convivere “come fratello e sorella” che la Chiesa offre loro, rilevano che, se mancano alcune espressioni di intimità, «non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 51).
Commento:
La  citazione di Gaudium et spes nella nota 329 è ingannevole, perché il documento (al n. 51) si riferisce alla continenza degli sposi legittimi ai fini della regolazione delle nascite, sottolineando la difficoltà per la fedeltà che potrebbe esser messa in pericolo e compromesso il bene dei figli. Inoltre fa un fritto misto con la Familiaris Consortio, peraltro citata solo parzialmente. La FC infatti, al n.84, afferma che per accedere al sacramento della penitenza i divorziati risposati «assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi». Il papa ha rimosso quella parte che sostiene il dovere della completa continenza delle persone “divorziate e risposate” che continuano a vivere insieme per seri motivi quali ad esempio “l’educazione dei figli”. E suggerisce che in certi casi la “completa continenza” può essere in realtà impossibile o non auspicabile, per non ‘compromettere la fedeltà’ con pregiudizio dei figli. Siamo all’assurdo di invocare un principio di fedeltà in una situazione riguardante un’unione che già viola la fedeltà dovuta al matrimonio originario. Paradossalmente si legittima l’adulterio.

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