La cattedra di Pietro non è più a Roma,ma tra le nuvole.

La Cattedra di Pietro non è più a Roma ma tra le nuvole.

di A. Nonim

Premetto che personalmente considero Papa Francesco un sant’uomo. Ma: si sanctus est, oret pro nobis.  I santi non sono sempre i migliori soggetti per posti di governo; immaginiamoci un S. Francesco a fare il Papa. A proposito voglio raccontare un episodio: un giorno il Fondatore di una Congregazione religiosa (ora beato) doveva nominare un nuovo direttore di una Rivista e aveva in mente un preciso candidato, ma una persona influente insisteva per un altro nome, adducendo soprattutto che si trattava di un uomo pio e di molta preghiera. Bene – gli disse il Fondatore – se prega molto, digli che preghi per il nuovo Direttore.

Con ciò voglio dire che la migliore dote di governo è la prudenza. Se poi vi si aggiunge la santità, tanto meglio, ma da sola la santità non basta. Ognuno converrà che non c’è niente di più imprudente per un Papa che parlare su temi scottanti e di dottrina morale fondamentale della Chiesa in una conferenza stampa improvvisata, cioè senza conoscere preventivamente le domande, anzi addirittura invitando i giornalisti a fargliene liberamente su qualsiasi tema.

Ora io mi domando: può un Papa esprimere opinioni strettamente personali su temi fondamentali di dottrina e morale della Chiesa? Tanto per fare un esempio: come può un Papa esprimersi esattamente all’opposto di un altro Papa su uno stesso tema, morale o dottrinale che sia? Se l’omosessualità (non come situazione patologica, ma come libera scelta di vivere la propria sessualità) è considerata da un Papa uno dei peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio (vedi Catechismo di S. Pio X), come può un altro Papa esprimere al riguardo una opinione diametralmente opposta, cioè che l’omosessuale, come dichiarato da Papa Francesco, non solo non viene respinto da Cristo, ma addirittura accolto benevolmente?

Io non intendo qui entrare nel merito della dottrina morale della Chiesa in materia, ma semplicemente contestare che un Papa, per il ministero petrino che deve svolgere, possa esprimersi in modi, tempi e luoghi non conformi a un esercizio prudente e illuminante di tale ministero, che per prima cosa deve assolutamente escludere, per non creare disorientamento, di esprimere opinioni personali, specie su temi sui quali ci sia già un pronunciamento ufficiale del Magistero. Lo stesso Cristo, a Pietro che lo proclamava come Figlio del Dio vivente, disse che non era la carne e il sangue (cioè la sua bravura e la sua opinione personale) che glielo suggeriva, ma l’ispirazione dall’Alto (cfr. Mt. 16, 17). Può il Papa avere la pretesa di parlare ispirato dall’Alto in una improvvisata conferenza stampa in volo su un aereo, che non può certamente essere la sua stabile cattedra, la quale si trova solo a Roma e non in aria tra le nuvole? Parlando in certi modi, Papa Francesco non fa altro che gettare un sasso nella piccionaia, creando solo confusione. E’ magistero il suo? Allora lo deve esercitare con i dovuti canoni, perché delle sue opinioni personali, per di più espresse in certi modi e circostanze, non sappiamo proprio cosa farcene, così come di certi suoi gesti sconcertanti e disorientanti, quali possono essere il ricevere in udienza privata e abbracciandoli platealmente, omosessuali e transessuali, addirittura raccontandolo compiaciuto ai giornalisti.

Benedetto XVI durante la Messa di inaugurazione del suo pontificato, con grande prudenza e saggezza dichiarò che non ci si doveva aspettare da lui l’attuazione di idee e gusti personali. Non sto mettendo e non intendo mettere a confronto i due Papi, ma solo rilevare che l’anomalo comportamento di Papa Francesco, che non ha eguali nella storia, può causare non poca confusione tra il popolo di Dio che non sa più a chi deve dar retta.

Trovo, per fare un altro esempio, estremamente contraddittorio che Papa Francesco parli del divorzio come di un atto che deturpa l’immagine di Dio in noi, e poi sia così benevolo nei confronti degli omosessuali e dei transessuali, che pretendono di avere il pieno diritto di comportarsi come tali, ignorando che Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, maschio e femmina lo creò: tra chi divorzia e chi cambia sesso, chi è che deturpa di più l’immagine di Dio che è in lui?

Papa Francesco condanna severamente l’aberrante teoria del gender, dimenticando che questa è figlia diretta del processo di normalizzazione dell’omosessualità e del transessualismo. Le sue uscite estemporanee non possono poi non trovare eco nei documenti ufficiali, altrimenti sarebbero solo delle “sparate” senza senso, cosa che nessuno ha il coraggio di dire. Prova ne siano i punti controversi dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia. Infatti sull’Osservatore Romano sono apparsi, non molto tempo fa, due articoli a difesa del documento pontificio, presumibilmente a seguito di alcune perplessità suscitate da questo e che pare siano state espresse in una lettera inviata al Sommo Pontefice da alcune eminenti personalità culturali del mondo cattolico.

I due articoli sono l’uno a firma del Prof. Rocco Buttiglione e l’altro del docente e ricercatore messicano Rodrigo Guerra Lopez. Il primo non sembra andare oltre una dignitosa difesa d’ufficio e non ci ho trovato nulla da eccepire. Mentre ho da fare qualche rilievo al Lopez quando parla di fedeltà creativa, questo è un concetto antinomico, perché contiene una intrinseca contraddizione; è come dire: oscurità luminosa. Fedeltà implica infatti l’idea di riconoscimento e adesione alla verità, alla realtà, a qualcosa di “dato”, di “oggettivo”, che non si può negare, manomettere, interpretare in modo soggettivo, assoggettare alla logica del relativismo; mentre creatività ha a che fare con l’atto del creare, cioè con il fare dal nulla, sicché essere fedeli in modo creativo è assolutamente contraddittorio. Semmai si può parlare di fedeltà dinamica, che è tutt’altro concetto.
E vengo subito ai punti di Amoris Laetitia che mi sono sembrati un po’ incerti.

Al n. 78 si pongono sullo stesso piano coloro che convivono,coloro che sono sposati soltanto civilmente e i divorziati risposati.Tutti costoro sono chiamati fedeli: fedeli sono coloro che vivono nel sacramento del matrimonio e fedeli sono i divorziati risposati. Poi di tutti si dice che partecipano alla vita della Chiesa in modo imperfetto: ma di quale vita si tratta? Quella della Grazia o semplicemente quella della organizzazione ecclesiale? Nel primo caso parlare semplicemente di imperfezione, significa minimizzare laddove la materia è molto grave; nel secondo caso, laddove sia richiesto un impegno responsabile e competente, l’imperfezione sarebbe legata ad altri criteri di giudizio.

Bisogna ammettere che un po’ di confusione c’è.

Il n. 79 è molto incerto, indeterminato e forse anche un po’ contraddittorio:
la chiarezza della dottrina non può convivere con il soggettivismo delle interpretazioni delle “diverse situazioni”. Queste non permetterebbero mai di fare appello alla obiettività e alla chiarezza della dottrina, perché essendo le situazioni sempre diverse l’una dall’altra, ne conseguirebbe che per ogni coppia andrebbe costruita una dottrina e una morale matrimoniale su misura. Il caos, la confusione e lo smarrimento di fedeli e pastori sono garantiti.

Anche i nn. 121 e 122 sembrano contraddirsi,

perché nel primo si dice che negli sposi cristiani Dio si “rispecchia” e nel secondo si dichiara che sarebbe un tremendo peso per essi “riprodurre” [= rispecchiare] in maniera perfetta l’unione che esiste tra Cristo e la sua Chiesa.

Al n. 134 c’è un equivoco da chiarire: se la dottrina cattolica sul matrimonio implica l’indissolubilità come un elemento essenziale, come si fa a non tenerne conto prima che due si sposino? I conti con l’indissolubilità vanno fatti prima delle nozze e molto seriamente, altrimenti che ci stanno a fare i corsi prematrimoniali?

Come si fa quindi a dire che «l’amore matrimoniale non si custodisce prima di tutto parlando dell’indissolubilità come di un obbligo»? Qui il documento pontificio sembra voglia dire ai fidanzati: sposatevi, preoccupandovi solo di crescere nell’amore, fino a capire che questo è vero solo se è indissolubile. Ma questa è un’autostrada a dieci corsie per il divorzio, perché l’indissolubilità non sarebbe più così un punto di partenza, ma di arrivo…
E la cosa mi sembra alquanto problematica.

Al n. 251 si parla chiaramente di orientamento sessuale. Questo concetto comporta la contestazione della complementarietà dei sessi, maschile e femminile e per conseguenza della volontà del Creatore, il quale, come è scritto nel libro della Genesi, creò l’uomo maschio e femmina, per cui l’orientamento sessuale è uno solo: dell’uomo verso la donna e della donna verso l’uomo. Quando ciò non avvenisse, non si può parlare semplicemente di orientamento, semmai di disorientamento, quindi di deviazione. E la deviazione non è normale. Se si parla di orientamento sessuale, si ammette per ciò stesso che di orientamenti ce ne possono essere diversi, talché come c’è l’orientamento omosessuale, ci può essere l’orientamento bisessuale, quello autoerotico, quello pedofilo, quello feticista e chissà quanti altri: chi stabilisce quanti sono e quali siano da considerare normali e con quale criterio?

La trovata dell’orientamento sessuale (e nell’inganno c’è caduta anche la Chiesa) è il cavallo di Troia per espugnare tutto l’edificio della morale sessuale, che diventa quindi impossibile, come impossibile diventerebbe l’educazione sessuale: a che cosa infatti andrebbero educati i minori, se viene negata la naturale complementarietà dei sessi e si propugna la teoria del gender? L’invenzione dell’orientamento sessuale è qualcosa di veramente satanico, perché è il totale misconoscimento e la totale messa in non cale dell’opera creatrice di Dio: Dio ha stabilito così?, e io uomo stabilisco cosà!

Come ai primordi Satana ha sibilato ai nostri Progenitori che non era vero quello che aveva loro detto Dio, così oggi vuole inculcare agli uomini che non è vero che i sessi sono solo due, cioè maschio e femmina e che tali si nasce, ma che si decide di scegliere se essere maschio o femmina, secondo le proprie tendenze e i propri gusti.

Le conseguenze della prima ribellione a Dio le conosciamo bene tutti; quelle dell’attuale  ubris contro il Creatore non è difficile immaginarle, pensando al conseguente stravolgimento antropologico, a sua volta causa di disordine sociale, che non può che essere foriero di grandi tragedie per l’umanità, prima delle quali il caos destabilizzante a tutti i livelli che creerà le condizioni più favorevoli all’avvento di uomini forti, che tali si proclamino o come tali invocati che siano, per  mettere ordine con la forza e la costrizione. Ne abbiamo fatto qualche esperienza nel secolo scorso, ma pare non ci sia bastato. Siamo ancora in tempo per scongiurare tutto ciò, ma si deve levare forte la voce della Chiesa, prima che sia troppo tardi. Possibilmente non con certe interviste volanti.

http://www.unavox.it/

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