La lucida follia di un materialista

La lucida follia di un materialista

Per follia si intende generalmente una patologia psichiatrica. Qualora non si sia in presenza di un disturbo del genere, il termine può estendersi a quell’obnubilamento della ragione che è causato da un orientamento di pensiero perverso, ovvero da un’ideologia. La forma mentis di un materialista, a lungo andare, induce una vera e propria distorsione mentale che si manifesta poi in affermazioni palesemente assurde, non riconducibili però ad una deficienza patologica, bensì ad una forma di demenza lucida, che non impedisce l’uso abituale delle facoltà intellettuali, ma lo distorce nei suoi procedimenti e lo falsa nelle sue conclusioni, le quali risulteranno come minimo contraddittorie. Ci sono certamente tanti, anche fra i cattolici, per i quali questo non costituisce affatto un problema; per chi invece non vuole rinunciare alla ragionevolezza, lo è eccome. Per non rimanere nell’astratto, ricorriamo ad esempi concreti, anche se preferiremmo di gran lunga dedicarci a cose più elevate; ma l’emergenza ci obbliga ad occuparci anche di questo.

La ricerca dell’unità visibile fra i cristiani (il cosiddetto ecumenismo) richiede necessariamente che si prendano in considerazione gli elementi che li dividono onde poterli superare, non tanto con il dialogo (come se la verità rivelata e la costituzione divina della Chiesa fossero soggette a dibattiti e accordi umani), ma con il riconoscimento degli errori storici e dottrinali e con la loro risoluzione. Se qualcuno sostiene che «il cammino della dottrina […] è l’ultima cosa», a cui «si arriverà alla fine», perché il cammino dell’ecumenismo consisterebbe unicamente nel lavorare insieme per poveri e migranti, non si vede più a che serva la fede. L’appartenenza a questa o quella confessione, con tali premesse, è del tutto irrilevante, come pure quella ad una religione o a un’altra, il credere in Dio o l’essere atei: basta fare «qualcosa di bene per gli altri, insieme» (possibilmente nel senso del Piano Kalergi e del nuovo ordine mondiale).

Come ottenere la pace? È semplice: con un dialogo sincero e i negoziati; se questo non bastasse, si va insieme all’Aja, mano nella mano, per «sottomettersi al giudizio internazionale» pronunciato da una delle massime istituzioni mondialiste. Di giudizio divino, manco a parlarne: il Padre eterno è un vecchietto bonaccione che chiude gli occhi su qualsiasi cosa. La regalità sociale di Cristo, poi, è roba da anteguerra: secondo il mantra dell’inganno rivoluzionario, «il popolo è sovrano» (ripetuto almeno tre volte, inframmezzato due volte da «Tutto dipende da quello che dirà il popolo» e dalla duplice menzione della «sovranità del popolo»). È esattamente il concetto su cui si fondano le repubbliche popolari comuniste… Chiedetelo a un cinese – sempre che non si tratti di una spia. Se quello dell’emporio sotto casa non parla italiano, pazienza: domanda di riserva, potrete chiedere al parroco se c’è qualcosa, in questo mondo, che dipenda dal buon Dio e se, nella Chiesa, c’è ancora posto per Lui; dalla società sappiamo tutti che è stato bandito da tempo. Se, in un contesto simile, mi si raccomanda di pregare per la pace, non vedo a che possa servire.

«Il matrimonio è immagine di Dio, uomo e donna in una sola carne. Quando si distrugge questo, si “sporca” o si sfigura l’immagine di Dio». Ottimo. Ma poi arrivano i problemi, che «si risolvono con quattro criteri: accogliere le famiglie ferite, accompagnare, discernere ogni caso e integrare, rifare. […] Si capisce così?». Purtroppo no – e una lettura completa del mattone sulla gioia dell’amore non aiuta comunque a chiarirsi le idee. Basterebbe chiedersi come mai esistano le cosiddette famiglie ferite e rammentare ai cattolici che non possono divorziare: è meglio prevenire il male che curarlo (sempre ammesso che la pretesa cura sia efficace), ma sulla prevenzione nemmeno una parola. Sarebbe altresì auspicabile che i termini fossero spiegati e tradotti in disposizioni concrete: che significa, per esempio, «integrare, rifare»? Sarebbe tutto qui il frutto della Redenzione? Un’ipocrita copertura del peccato piuttosto che la trasformazione del peccatore in giusto con l’emendazione delle colpe e la correzione dello stato di vita? Pare proprio di sì: il principio c’è, apparentemente nessuno lo nega; ma siccome ci sono anche i peccati, come fare? Copriamo tutto con l’idea di giustizia di san Lutero. Piacerebbe anche a Hegel: tesi biblica sul matrimonio, antitesi storica del divorzio, sintesi gnostica con la “misericordia”, che salva capra e cavoli. Bah!

Visto che non si era ancora raggiunto l’apice della contraddittorietà, bisognava spendere una parola sull’omosessualità (termine peraltro già contraddittorio in sé, visto che l’esercizio della sessualità richiede necessariamente l’incontro di due identità sessuali distinte e complementari, altrimenti si scade a meri atti impuri contro natura). La teoria del gender è una «colonizzazione ideologica», l’indottrinamento dei bambini una «cattiveria», ma «una cosa è che una persona abbia questa tendenza, questa opzione – e c’è anche chi cambia il sesso – e un’altra cosa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità». «Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio» (Lc 19, 22): hai appena affermato il principio portante dell’ideologia del genere, che cioè l’identità sessuale sia un’opzione; per questo sarebbe lecito modificarla e, di conseguenza, sarebbe obbligatorio essere comprensivi con chi lo fa. Peccato che questa assurda aspirazione sia di fatto doppiamente impossibile: a livello metafisico, perché nell’istante del concepimento Dio infonde nell’embrione un’anima dotata di identità sessuata; a livello fisico, perché non basta intervenire sulla morfologia degli organi di riproduzione, dato che la determinazione del sesso comprende una serie di fattori che rendono la realtà ben più complessa.

Se le colossali sciocchezze sciorinate dall’oratore volante siano frutto di malizia o di abissale ignoranza crassa, lo lasciamo discernere al Signore; certo è che qualunque scienziato o teologo serio si fa grasse risate a sentirle. Non è possibile essere realmente una donna se si ha un corpo maschile né viceversa: chi ha una percezione soggettiva della propria identità sessuale in contrasto con la realtà oggettiva soffre semplicemente di un disturbo della personalità che si può curare. Chi soffre di disturbi ormonali può ugualmente essere curato; chi ha subìto traumi e non riesce a gestire comportamenti compulsivi può essere aiutato a liberarsene con il concorso della scienza e della grazia. Continueremo a dirlo, a scriverlo e a gridarlo dai tetti a dispetto di qualsiasi legge umana che pretendesse di impedircelo: temiamo il giudizio di Dio, non quello di morti nello spirito che si sono messi al servizio dei poteri occulti e stanno sprofondando all’Inferno senza neanche accorgersene – ma trascinando con sé il nostro amato Paese.

Per tornare al loro megafono ecclesiastico, non è vero che «la vita è la vita e le cose si devono prendere come vengono»: è l’espressione del più puro qualunquismo relativistico, che condanna le persone a rimanere prigioniere della loro sofferenza per tutta la vita in questo mondo, con il rischio di dannarsi eternamente nell’altra. Proprio chi, con implicito rimprovero, richiama a stare «attenti a non dire: “È tutto lo stesso”» crea un’enorme confusione su un «problema morale» delicatissimo, che a suo dire «si deve risolvere come si può», quando invece è già stato pienamente risolto dal Magistero. In questa pacchiana mistificazione egli osa pararsi in modo blasfemo con l’autorità di Gesù, il quale, anziché guarire i malati, chiamare i peccatori a conversione e liberarli dalle loro condotte perverse, avrebbe fatto come lui: ricevere in udienza privata, con una risonanza mediatica mondiale, una donna trasformata esteriormente in uomo e accompagnata da un’altra donna con cui si è congiunta civilmente. Risulta a qualcuno che duemila anni fa avvenissero cose del genere? o che Cristo avrebbe benedetto un simile abominio?

Ci fermiamo qui per non aggravare lo scandalo. Ci limitiamo a concludere che, se l’unico compito dei cristiani è servire migranti indotti senza porsi domande sulle cause, se la pace è garantita da negoziati e tribunali massonici senza bisogno della signoria di Cristo, se la sovranità appartiene al popolo manipolato da chi promuove divorzio, aborto, eutanasia, omosessualismo, contraccezione e fecondazione artificiale, se l’identità dell’essere umano è alla mercè di fantasie farneticanti, se i Comandamenti divini devono cedere il passo al politicamente corretto… la Chiesa Cattolica deve essersi trasformata in un’agenzia dell’ONU, il cui presidente parla da materialista ateo e collabora con i poteri forti che controllano il mondo. In quanto tale, può pure definirsi «un povero peccatore come gli altri»: se se lo dice da sé, non abbiamo certo intenzione di smentirlo. Il fatto è che – costi quel che costi – vogliamo rimanere cattolici, membri del Corpo mistico uniti al Capo e guidati con sicurezza da un Suo vicario affidabile e degno. Non ci rimane che pregare perché il Signore, nonostante i nostri peccati e la nostra tiepidezza, ce lo ridoni il prima possibile.

http://lascuredielia.blogspot.it/

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