Lo scandalo della commemorazione di Lutero

Lo scandalo della commemorazione di Lutero

Pubblichiamo il testo della conferenza tenuta a Firenze il 15 febbraio 1975 da Mons.Marcel Lefebvre, nella quale egli chiarisce alcuni aspetti dell’eresia protestante richiamando anche una comparazione tra la Messa di Lutero e la nuova Messa cattolica riformata dopo il concilio Vaticano II. 

Oggi si assiste sbalorditi all’apostasia che ha infettato persino le autorità vaticane le quali, mediante l’utilizzo del termine ecumenismo, continuano nello smantellamento della religione cattolica corrompendo i fedeli piuttosto che condurli alla salvezza eterna. Così si assiste a Papa Bergoglio che celebra in Svezia (31 ottobre 2016) i 500 anni della nascita del protestantesimo che, come tutti gli storici ammettono, non fu una riforma, ma una rivoluzione religiosa, che mutò la storia dell’Europa e del mondo. Bergoglio ha usato espressioni incredibili (come del resto i suoi recenti predecessori) riguardanti l’eretico Lutero definendolo persino “medicina per la Chiesa”. Simili affermazioni insinuano l’idea che Lutero sia stato un vero uomo di fede ingiustamente condannato dalla Chiesa e che oggi meriti di essere riabilitato e venerato come un santo. Come scive lo storico Roberto de Mattei, “la storia ci dice invece che Lutero è stato un monaco ribelle, che ha stravolto la fede della Chiesa, ne ha negato i Sacramenti, ne ha voluto abbattere l’autorità. La Chiesa gli ha risposto con i dogmi del Concilio di Trento…”. Proprio i dogmi del Concilio di Trento vengono gravemente disattesi da una chiesa conciliare (quella nata dal Concilio Vaticano II) che ormai manifesta chiaramente una rottura con la Tradizione cioè con ciò che la Chiesa ha sempre detto e fatto. 

E’ altresì evidente che Mons.Lefebvre aveva ragione nel denunciare la nascita di una nuova religione (e dunque di una nuova messa con un nuovo rito) non più cattolica: oggi ne vediamo la mostruosità… ecco dunque le sue accorate parole.

La Redazione


Signore e Signori,
Questa sera parlerò della Messa evangelica di Lutero e delle sorprendenti somiglianze tra il nuovo rito della Messa e le innovazioni rituali di Lutero. 
Perché queste considerazioni? Perché l’idea dell’ecumenismo che presiede alla riforma liturgica, a detta dello stesso Presidente della Commissione, ci induce a farlo; perché è stato provato che questa filiazione del nuovo rito esiste realmente, il problema teologico e cioè il problema della fede, può essere posto solo secondo l’adagio ben noto «Lex orandi, Lex credendi».

Ora, i documenti storici della riforma liturgica di Lutero sono molto istruttivi per far luce sulla riforma attuale.
Per ben comprendere quali furono gli obiettivi di Lutero in queste riforme liturgiche, dobbiamo ricordare brevemente la dottrina della Chiesa relativa al Sacerdozio e al Santo Sacrificio della Messa.

Il Concilio di Trento, nella sua XXII sessione, ci insegna che Nostro Signore Gesù Cristo, non volendo mettere fine al Suo Sacerdozio con la Sua Morte, nell’Ultima Cena istituì un Sacrificio visibile destinato ad applicare la virtù salutare della Sua Redenzione ai peccati che noi commettiamo ogni giorno. A questo fine, Egli costituì i Suoi Apostoli Sacerdoti del Nuovo Testamento, loro e i loro successori, istituendo il Sacramento dell’Ordine, che segna con un carattere sacro e indelebile questi sacerdoti della Nuova Alleanza.
Questo Sacrificio visibile si compie sui nostri altari con un’azione sacrificale per mezzo della quale Nostro Signore, realmente presente sotto le specie del pane e del vino, si offre come Vittima a Suo Padre. Ed è con la manducazione di questa Vittima che noi siamo in comunione con la Carne e il Sangue di Nostro Signore, offrendo noi stessi in unione con Lui.

Così dunque la Chiesa ci insegna che:

Il Sacerdozio dei sacerdoti è essenzialmente diverso da quello dei fedeli, che non hanno sacerdozio, ma fanno parte di una Chiesa che richiede assolutamente un sacerdozio.
A questo Sacerdozio conviene profondamente il celibato e una distinzione esteriore con i fedeli, ossia l’abito sacerdotale.
L’atto essenziale del culto compiuto da questo Sacerdozio è il Santo Sacrificio della Messa, diverso dal Sacrificio della Croce unicamente per il fatto che quello fu cruento e questo non è cruento.
Esso si compie con un atto sacrificale realizzato con le parole della Consacrazione e non con un semplice racconto, memoriale della Passione o della Cena.
E’ per quest’atto sublime e misterioso che si applicano i benefici della Redenzione a ciascuna delle nostre anime e alle anime del Purgatorio. E questo è espresso mirabilmente nell’offertorio.
La Presenza Reale della Vittima è dunque necessaria ed essa si realizza col cambiamento della sostanza del pane e del vino nella sostanza del Corpo e del Sangue di Nostro Signore. Si deve dunque adorare l’Eucarestia ed avere per Essa un immenso rispetto: da qui la tradizione di riservare ai sacerdoti la cura dell’Eucarestia.
La Messa col solo sacerdote, dove solo lui si comunica, è dunque un atto pubblico, Sacrificio dello stesso valore di ogni Sacrificio della Messa e supremamente utile al sacerdote e a tutte le anime. La Messa privata è quindi molto raccomandata e auspicata dalla Chiesa.

Questi sono i princípi che stanno alla base delle preghiere, dei canti e dei riti che hanno fatto della Messa latina un vero gioiello la cui pietra preziosa è il Canone.
Non si può leggere senza emozione ciò che dice il Concilio di Trento: 

«Siccome conviene trattare santamente le cose sante, e questo Sacrificio è il più santo di tutte, perché fosse offerto e ricevuto degnamente e rispettosamente, la Chiesa cattolica ha istituito da innumerevoli secoli il Santo Canone, così privo di ogni errore che non v’è niente in esso che non respiri una santità e una pietà esteriore e che non elevi verso Dio gli spiriti di coloro che l’offrono. Esso infatti è composto dalle stesse parole del Signore, dalle tradizioni degli Apostoli e dalle pie istruzioni dei Santi Pontefici» (Sessione XXII, capitolo 4).

Vediamo adesso a come Lutero ha compiuto la sua riforma, cioè la sua Messa evangelica come la chiama lui stesso, e in quale spirito. Per questo ci serviremo di un libro di Léon Cristiani, datato 1910 e dunque non sospetto di essere influenzato dalle riforme attuali. Questo libro è intitolato «Dal Luteranesimo al Protestantesimo».  Esso ci interessa per le citazioni che ci riporta di Lutero o dei suoi discepoli a proposito della riforma liturgica.
Questo studio è molto istruttivo, poiché Lutero non esita a manifestare lo spirito liberale che l’anima. 

«Innanzi tutto – egli scrive – io supplico amichevolmente… tutti quelli che vorranno esaminare o seguire il presente ordinamento del servizio divino, di non vedervi una legge vincolante e per questo affascinante le coscienze. Che ciascuno l’adotti quando, dove e come gli pare. Così vuole la libertà cristiana.» (p. 314).

«Il culto si indirizzava a Dio come un omaggio, esso si indirizza ormai all’uomo per consolarlo e illuminarlo. Il sacrificio occupava il primo posto, ora è sostituito dalla predica.» (p. 312).

Che pensa Lutero del sacerdozio? Nella sua opera sulla Messa privata egli cerca di dimostrare che il Sacerdozio cattolico è un’invenzione del diavolo. Per questo egli invoca questo principio ormai fondamentale: 

«Ciò che non è nella Scrittura è un’aggiunta di Satana. Ora, la Scrittura non conosce il Sacerdozio visibile. Essa conosce solo un sacerdote, un Pontefice, uno solo, Cristo. Con Cristo noi siamo tutti sacerdoti. Il sacerdozio è insieme unico e universale. Quale follia volerlo accaparrare solo per alcuni… Ogni distinzione gerarchica tra i cristiani è segno dell’Anticristo… Guai dunque ai pretesi sacerdoti.» (p. 269).

Nel 1520 egli scrisse il suo «Manifesto alla nobiltà cristiana di Germania», nel quale se la prende con i «romanisti» e chiede un libero concilio.

«Il primo muro eretto dai romanisti» è la distinzione tra i chierici e i laici. «Si è scoperto – egli dice – che il Papa, i vescovi, i sacerdoti, i monaci, compongono lo stato ecclesiastico, mentre i príncipi, i signori, gli artigiani, i contadini formano lo stato secolare. E’ una pura invenzione e una menzogna. In verità, tutti i cristiani appartengono allo stato ecclesiastico, fra loro non c’è altra differenza che quella della funzione… Se il Papa o un vescovo dà l’unzione, fa delle tonsure, ordina, consacra, si veste diversamente dai laici, realizzerà degli inganni o degli idoli odiosi, ma non può fare un cristiano, né un ecclesiastico… tutti quelli che hanno ricevuto il battesimo possono vantarsi di essere consacrati sacerdoti, vescovi e papi, benché non è di tutti esercitare questa funzione.» (pp. 148-149). 

Da questa dottrina, Lutero trae le conseguenze contro l’abito ecclesiastico e contro il celibato. Lui stesso e i suoi discepoli danno l’esempio: abbandonano il celibato e si sposano.

Ecco dei fatti derivanti dalle riforme del Vaticano II che assomigliano alle conclusioni di Lutero: 

abbandono dell’abito religioso ed ecclesiastico, numerosi matrimoni graditi alla Santa Sede, equivalenti all’assenza di ogni carattere distintivo fra il sacerdote e il laico; questo egualitarismo si manifesterà nell’attribuzione di funzioni liturgiche finora riservate ai sacerdoti;
soppressione degli Ordini minori e del suddiaconato, diaconato per i coniugati, che contribuiscono alla concezione puramente amministrativa del sacerdote e alla negazione del carattere sacerdotale; l’ordinazione è orientata verso il servizio alla comunità e non più al Sacrificio, il solo che giustifichi la concezione cattolica del Sacerdozio;
preti operai, sindacalisti o in cerca di un impiego remunerato dallo Stato, che contribuiscono anch’essi a fare sparire ogni distinzione; ci si spinge anche al di là di Lutero.

Il secondo grave errore dottrinale di Lutero è la conseguenza del primo ed è fondato sul suo principio primo: è la fede o la fiducia che salva e non le opere; e questo è la negazione dell’atto sacrificale che è essenzialmente la Messa cattolica.
Per Lutero, la Messa può essere un sacrificio di lode, cioè un’azione di lode, un’azione di grazie, ma certo non un Sacrificio espiatorio che rinnova e applica il Sacrificio della Croce.
Parlando di perversioni del culto nei conventi, egli diceva: 

«L’elemento principale del loro culto, la Messa, supera ogni empietà e ogni abominazione, essi ne fanno un sacrificio e un’opera buona. Se non vi fossero altri motivi per lasciare la tonaca, per uscire dal convento, per rompere i voti, questo basterebbe ampiamente.» (p. 258).

La Messa sarebbe una «sinassi», una comunione. L’Eucarestia sarebbe stata sottomessa ad una triplice e deplorevole cattività: vietato ai laici l’uso del Calice, imposta come dogma l’opinione della Transustanziazione inventata dai tomisti, della Messa si è fatto un sacrificio.
Lutero tocca qui un punto capitale e tuttavia non ha esitazioni: 

«E’ dunque un errore evidente ed empio – scrive – offrire o applicare la Messa per i peccati, per le soddisfazioni, per i defunti… La Messa è offerta da Dio all’uomo e non dall’uomo a Dio…»

Quanto all’Eucarestia, dal momento che deve innanzi tutto stimolare la fede, essa dovrebbe essere celebrata in lingua volgare, affinché tutti possano comprendere bene la grandezza della promessa che viene loro ricordata (p. 176).
Lutero trarrà le conseguenze di questa eresia sopprimendo l’offertorio, che esprime chiaramente lo scopo propiziatorio ed espiatorio del Sacrificio. Egli sopprimerà gran parte del Canone e conserverà i testi essenziali, ma come racconto della Cena. Allo scopo di accostarsi maggiormente a quanto si compì nella Cena, aggiungerà nella formula della consacrazione del pane  «quod pro vobis tradetur», sopprimerà le parole «mysterium fidei» e «pro multis». Considererà come parole essenziali del racconto quelle che precedono la consacrazione del pane e del vino e le frasi seguenti.
Egli ritiene che la Messa sia in primo luogo la Liturgia della Parola e in secondo luogo una comunione.

Non si può che rimanere stupefatti nel constatare che la nuova riforma [Concilio vaticano II. ndr] ha applicato le stesse modifiche e che in verità i testi moderni a disposizione dei fedeli non parlano più di Sacrificio ma di Liturgia della Parola, di racconto della Cena e della condivisione del pane o dell’Eucarestia.
L’articolo VII dell’istruzione che introduce il nuovo rito era significativa di una mentalità già protestante. La correzione apportata in seguito non è per niente soddisfacente.
La soppressione della pietra d’altare, l’introduzione della tavola rivestita da una sola tovaglia, il prete girato verso il popolo, l’ostia che rimane sempre sulla patena e non sul corporale, l’autorizzazione di usare pane ordinario, i vasi fatti di materie diverse, perfino le meno nobili, e ben altri dettagli, contribuiscono ad inculcare in coloro che assistono le nozioni protestanti che sono essenzialmente e gravemente opposte alla dottrina cattolica.

Niente è più necessario alla sopravvivenza della Chiesa del Santo Sacrificio della Messa; metterla nell’ombra equivale a scuotere le fondamenta della Chiesa. Tutta la vita cristiana, religiosa, sacerdotale è fondata sulla Croce, sul Santo Sacrificio della Croce rinnovato sull’altare.

Lutero sfocia nella negazione della Transustanziazione e della Presenza Reale, com’è insegnata dalla Chiesa cattolica.
Per lui solo il pane permane. E di conseguenza, come ha detto il suo discepolo Melantone, che si eresse con forza contro l’adorazione del Santo Sacramento: «Cristo ha istituito l’Eucarestia come un ricordo della sua Passione. E’ un’idolatria adorarla.» (p. 262).
Da qui la comunione sulla mano e sotto le due specie, infatti, negando la presenza del Corpo e del Sangue di Nostro Signore in ciascuna delle due specie, è normale che l’Eucarestia venga considerata come incompleta sotto una sola specie.

Anche qui si può misurare la strana similitudine tra la riforma attuale e quella di Lutero: tutte le nuove autorizzazioni sull’uso dell’Eucarestia vanno nel senso di un minore rispetto, dell’oblio dell’adorazione: comunione sulla mano e distribuita dai laici, perfino dalle donne; riduzione delle genuflessioni che hanno condotto alla loro sparizione ad opera di numerosi preti; uso del pane ordinario e di vasi ordinari; tutte queste riforme contribuiscono alla negazione della Presenza Reale com’è insegnata dalla Chiesa cattolica

Non ci si può impedire di concludere che, essendo i princípi intimamente legati alla pratica secondo l’adagio «Lex orandi Lex credendi», il fatto di imitare nella liturgia della Messa la riforma di Lutero, conduce infallibilmente ad adottare a poco a poco le idee stesse di Lutero. L’esperienza degli ultimi sei anni, dopo la pubblicazione del nuovo Ordo, lo prova ampiamente. Le conseguenze di questa maniera d’agire cosiddetta ecumenica, sono catastrofiche, nel dominio della fede innanzi tutto, e soprattutto nella corruzione del Sacerdozio e nella rarefazione delle vocazioni, nell’unità dei cattolici divisi in ogni ambito su questa questione che li tocca così da vicino, nelle relazioni con i protestanti e gli ortodossi.

La concezione dei protestanti su questo argomento vitale ed essenziale della Chiesa: Sacerdozio, Sacrificio, Eucarestia, è totalmente opposta a quella della Chiesa cattolica. Non per niente c’è stato il Concilio di Trento e tutti i documenti del Magistero vi si riferiscono da quattro secoli.
E’ psicologicamente, pastoralmente, teologicamente impossibile per i cattolici abbandonare una liturgia che è veramente l’espressione e il sostegno della loro fede, per adottare dei nuovi riti che sono stati concepiti da degli eretici, senza che mettano la loro fede nel più grave dei pericoli. Non si possono imitare i protestanti indefinitamente senza diventarlo.
Quanti fedeli, quanti giovani preti, quanti vescovi hanno perduto la fede da quando sono state adottate queste riforme. Non si può contrastare la natura e la fede senza che queste si vendichino.

Per convincervi di questa strana parentela tra le due riforme, vi sarà utile rileggere il racconto delle prime Messe evangeliche e delle loro conseguenze.

«Nella notte tra il 24 e il 25 dicembre 1521, la folla invase la chiesa parrocchiale… La Messa evangelica ebbe inizio, Karlstadt va all’ambone e predica sull’Eucarestia, presenta la comunione sotto le due specie come obbligatoria, la confessione previa come inutile. La sola fede basta. Karlstadt si presenta all’altare in abito secolare, recita il Confiteor, comincia la Messa come d’ordinario fino al Vangelo. L’offertorio, l’elevazione e in breve tutto ciò che ricorda l’idea del Sacrificio è soppresso. Dopo la consacrazione viene la comunione. Fra i presenti molti non si sono confessati, molti hanno bevuto e mangiato e perfino bevuto dell’acquavite. Essi si accostano come gli altri. Karlstadt distribuisce le ostie e presenta il calice. I comunicanti prendono il pane consacrato in mano e bevono a piacimento. Una delle ostie sfugge e cade sull’abito di uno dei presenti, la prende un prete. Un’altra cade a terra, Karlstadt dice ai laici di scoparla e siccome questi si rifiutano per un senso di rispetto o di superstizione, egli si accontenta di dire “che resti dov’è e non la calpesti nessuno”.

«Lo stesso giorno, un prete dei dintorni diede la comunione sotto le due specie ad una cinquantina di persone, di cui solo cinque si erano confessate. Il resto aveva ricevuto l’assoluzione in massa e come penitenza erano stato loro raccomandato solo di non ricadere nel peccato.

«L’indomani Karlstadt celeba il suo fidanzamento con Anna de Mochau. Diversi preti imiteranno questo esempio e si sposeranno.

«Nel frattempo, Zwilling, scappato dal suo convento, predicava a Eilenbourg. Aveva dismesso l’abito monastico e portava la barba. Vestito da laico, tuonava contro la Messa privata. A Capodanno, distribuì la comunione sotto le due specie. Le ostie passavano da mano in mano. Parecchi le misero in tasca e se le portarono via. Una donna, consumando l’ostia, ne fece cadere a terra dei frammenti. Nessuno ci fece caso. I fedeli prendevano da sé il calice e lo bevevano colmo.

«Il 29 febbraio 1522, Zwilling si sposò con Catherine Falki. Vi fu allora un vero contagio di matrimoni di preti e monaci. I monasteri cominciarono a svuotarsi. I monaci rimasti in convento rasero al suolo gli altari, tranne uno, bruciarono le immagini dei Santi e perfino l’olio degli infermi.

«Tra i preti regnava la più grande anarchia. Ognuno diceva la Messa a modo suo. Il consiglio intero decise di fissare una nuova liturgia destinata a ristabilire l’ordine, consacrando così le riforme.

«Si regolò il modo di dire la Messa. L’introito, il Gloria, l’epistola, il Vangelo, il Sanctus vennero conservati, seguiti da una predica. L’offertorio e il Canone vennero soppressi. Il prete recitava solo l’istituzione della Cena, diceva ad alta voce e in tedesco le parole della consacrazione e dava la comunione sotto le due specie. Il canto dell’Agnus Dei alla comunione e del Benedicamus Dominus ultimava il servizio.» (pp. 281-285).

Lutero si preoccupò di creare dei nuovi canti. Cercò dei poeti e li trovò facilmente. Le feste dei Santi sparirono. Lutero dirige i cambiamenti: conserva il più possibile le vecchie cerimonie, si limita a cambiarne il senso. La Messa conserva in gran parte il suo apparato esteriore. Il popolo ritrova nelle chiese lo stesso decoro, gli stessi riti, con dei ritocchi fatti a suo piacimento, poiché ormai ci si rivolge a lui molto più di prima. Egli ha molta più coscienza di contare qualcosa nel culto. Assegna una parte più attiva al canto e alla preghiera ad alta voce. A poco a poco il latino cede definitivamente il posto al tedesco.

La consacrazione sarà cantata in tedesco. Essa è concepita in questi termini: «Nostro Signore, nella notte in cui fu tradito, prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo presentò ai suoi discepoli dicendo: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo dato per voi. Tutte le volte che lo farete, fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo, dopo la cena egli prese il calice e disse: “Prendete e bevete tutti, questo è il calice del mio sangue, un nuovo testamento, versato per voi e per la remissione dei peccati. Tutte le volte che berrete questo calice, fate questo in memoria di me”» (p. 317).

In tal modo, vennero aggiunte nella consacrazione del pane le parole «quod pro vobis tradetur», «dato per voi», e soppresse le parole «Mysterium fidei» e «pro multis» nella consacrazione del vino.

Questo resoconto della Messa evangelica, non esprime il senso che noi abbiamo della liturgia riformata dopo il Concilio?
Tutti questi cambiamenti nel nuovo rito sono veramente pericolosi, perché a poco a poco, soprattutto per i giovani preti, che non hanno più l’idea del Sacrificio, della Presenza Reale, della Transustanziazione, e per i quali tutto questo non significa più niente, questi giovani preti perdono l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e non dicono più delle Messe valide.
Certo, i preti anziani, quando celebrano secondo il nuovo rito, hanno ancora la fede di sempre. Essi hanno detto la Messa col vecchio rito per tanti anni ed hanno conservato le stesse intenzioni, e si può ritenere che la loro Messa sia valida. Ma, nella misura in cui queste intenzioni se ne vanno, scompaiono, le Messe non saranno più valide.
Essi hanno voluto avvicinarsi ai protestanti, ma sono i cattolici che sono diventati protestanti e non i protestanti che sono diventati cattolici. Questo è evidente.

Dal momento che cinque cardinali e quindici vescovi sono andati al «Concilio dei giovani» a Taizé, come potevano sapere, questi giovani, cos’è il cattolicesimo e cos’è il protestantesimo? Certuni hanno preso la comunione dai protestanti, altri dai cattolici.
Quando il cardinale Willbrands viene chiamato a Ginevra, al Consiglio ecumenico delle Chiese, dichiara: «Dobbiamo riabilitare Lutero». E lo ha detto come inviato della Santa Sede!

Guardate la confessione. Cos’è diventato il sacramento della Penitenza con questa assoluzione collettiva? E’ una cosa pastorale quella di dire ai fedeli: «Vi abbiamo dato l’assoluzione collettiva, potete comunicarvi, e quando ne avrete l’occasione, se avete dei peccati gravi, andrete dal vostro confessore nei successivi sei mesi o un anno…»- Chi può dire che questo modo di fare è pastorale? Che idea ci si può fare del peccato grave?

Anche il sacramento della Cresima è in una situazione identica. Oggi, una formula corrente è la seguente: «Ti segno con la Croce e ricevi lo Spirito Santo». Dovrebbero precisare qual è la grazia speciale del sacramento per il quale si dà lo Spirito Santo. Se non si dicono le parole: «Io ti cresimo in nome del Padre…», non c’è sacramento! Io l’ho detto anche ai cardinali, quando mi hanno detto: 

«Lei dà la Cresima mentre non ha il diritto di farlo!» – «Io lo faccio perché i fedeli hanno paura che i loro figli non ricevano la grazia della Cresima, perché hanno un dubbio sulla validità del sacramento che si amministra oggi nelle chiese. Allora, per avere almeno questa certezza, mi si chiede di conferire la Cresima. Io lo faccio perché mi sembra che non possa rifiutarla a coloro che mi chiedono una Cresima valida, anche se la cosa non è lecita. Perché ci troviamo in un tempo nel quale il diritto divino naturale e soprannaturale ha la precedenza sul diritto positivo ecclesiastico, quando questo vi si oppone invece di esserne il canale.»

Noi siamo in una crisi straordinaria. Non possiamo seguire queste riforme. Dove sono i buoni frutti di queste riforme? Me lo chiedo veramente! La riforma liturgica, la riforma dei seminari. La riforma delle congregazioni religiose. Tutti questi capitoli generali! Che fine hanno fatto adesso queste povere congregazioni? Tutto sparisce…! Non ci sono più novizi, non ci sono più vocazioni…!
Il Cardinale Arcivescovo di Cincinnati l’ha riconosciuto anche al Sinodo dei Vescovi a Roma: «Nei nostri paesi – egli rappresentava tutti i paesi anglofoni – non ci sono più vocazioni perché non sanno più cos’è un prete».

Noi dobbiamo dunque rimanere nella Tradizione. Solo la Tradizione ci dà veramente la grazia, ci dà veramente la continuità nella Chiesa. Se noi abbandoniamo la Tradizione contribuiamo alla demolizione della Chiesa.
Io ho detto ai Cardinali: 

«Non vedete nel Concilio che lo Schema sulla libertà religiosa è uno Schema contraddittorio? Nella prima parte è detto: “Niente è cambiato nella Tradizione” e all’interno di questo Schema tutto è contrario alla Tradizione. E’ contrario a quello che dicono Gregorio XVI, Pio IX e Leone XIII».

Allora bisogna scegliere! O siamo d’accordo con la libertà religiosa del Concilio, e dunque siamo contrarii a ciò che ci hanno detto questi Papi, o siamo d’accordo con questi Papi e allora non siamo più d’accordo con ciò che è detto nello Schema sulla libertà religiosa. E’ impossibile essere d’accordo con entrambi. E ho aggiunto: 

«Io prendo la Tradizione, io sono per la Tradizione e non per queste novità che sono il liberalismo. Nient’altro che il liberalismo, che fu condannato da tutti i Pontefici per un secolo e mezzo. Questo liberalismo è entrato nella Chiesa attraverso il Concilio: la libertà, l’uguaglianza, la fraternità».

La libertà: la libertà religiosa; la fraternità: l’ecumenismo; l’uguaglianza: la collegialità. E questi sono i tre princípi del liberalismo, che è venuto dai filosofi del XVII secolo ed è sfociato nella Rivoluzione francese.
Sono queste idee che sono entrate nel Concilio con delle parole equivoche. E adesso noi andiamo verso la rovina, la rovina della Chiesa, perché queste idee sono assolutamente contro la natura e contro la Fede. Non v’è uguaglianza tra noi, non v’è una vera uguaglianza. Il Papa Leone XIII l’ha detto bene, chiaramente, nella sua enciclica sulla libertà.

Poi la fraternità! Se non c’è un padre, dove andremo a trovare la fraternità? Se non vi è Padre, non v’è Dio, come facciamo a essere fratelli?  Come possiamo essere fratelli senza padre comune? Impossibile! Si devono abbracciare tutti i nemici della Chiesa: i comunisti, i buddisti e tutti quelli che sono contro la Chiesa? I massoni?
E questo decreto di una settimana fa che dice che adesso non v’è più scomunica per i cattolici che entrano nella Massoneria. Quella che ha distrutto il Portogallo! Che era in Cile con Allende! E adesso nel Vietnam del Sud: bisogna distruggere gli Stati cattolici. L’Austria durante la Prima Guerra Mondiale, l’Ungheria, la Polonia… I massoni vogliono la distruzione dei paesi cattolici! Che ne sarà della Spagna, dell’Italia, ecc… Perché la Chiesa apre le braccia a tutta questa gente che è nemica della Chiesa?
Ah! Quanto dobbiamo pregare, pregare; noi assistiamo ad un assalto del demonio contro la Chiesa come mai s’era visto. Noi dobbiamo pregare la Madonna, la Beata Vergine Maria, che venga in nostro aiuto, perché veramente noi non sappiamo che succederà domani. E’ impossibile che Dio accetti tutte queste blasfemie, sacrilegi fatti contro la Sua Gloria, la Sua Maestà! Pensiamo alle leggi sull’aborto, che vediamo in tanti paesi, al divorzio in Italia, tutta questa rovina della legge morale, rovina della verità. E’ difficile credere che tutto questo possa accadere senza che un giorno Dio parli! E punisca il mondo con terribili castighi.

Per questo dobbiamo chiedere a Dio la misericordia per noi e per i nostri fratelli; ma dobbiamo lottare, combattere; combattere per mantenere la Tradizione e non avere paura. Mantenere, soprattutto, il rito della nostra Santa Messa, perché essa è il fondamento della Chiesa e della civiltà cristiana. Se non si avesse più una vera Santa Messa nella Chiesa, la Chiesa sparirebbe.
Dobbiamo dunque conservare questo rito, questo Sacrificio. Tutte le nostre chiese sono state costruite per questa Messa, non per un’altra Messa; per il Sacrificio della Messa, non per una cena, per un pasto, per un memoriale, per una comunione, no! Per il Sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo che continua sugli altari! E’ per questo che i nostri padri hanno costruito queste belle chiese, non per una cena, non per un memoriale, no!

Io conto sulle vostre preghiere per i miei seminari, per fare dei miei seminaristi dei veri sacerdoti, che hanno la fede e che potranno dare così i veri sacramenti e il vero Sacrificio della Messa.
Grazie.

Mons.Marcel Lefebvre 

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