La morte di Umberto Veronesi… la disperazione come farmaco

La morte di Umberto Veronesi… la disperazione come farmaco

Il sindaco Sala ha pianto ai funerali laici di Umberto Veronesi. Non solo ha pianto ma anche detto di essere grato per tutte le cose che ha fatto e pensato l’illustre medico milanese.

C’è pianto e pianto. C’è il pianto quando muore un parente o un amico; e c’è anche il pianto quando muore qualcuno di cui si teme l’esito ultraterreno.

Ma il pianto del Sindaco di Milano è il pianto del “mondo”. E’ lo stesso pianto che abbiamo visto sui giornali, in televisione, nei salotti, negli ambienti “buoni” e intellettuali: è il pianto di chi s’illude (speriamo in buona fede) che la menzogna possa riempire il cuore.

Il professor Veronesi si è distinto per tante cose. Non ci pronunciamo su ciò che ha fatto scientificamente perché non ne abbiamo le competenze… e con ogni probabilità -su questo piano- è giusto dovergli qualcosa. Vogliamo però pronunciarci su ciò che egli ha detto, su come si è espresso in merito a tante questioni moralmente importanti. E su questo -non abbiamo timore a dirlo- è stato un cattivissimo maestro: aborto, droga libera, fecondazione artificiale, eutanasia, omosessualismo e tanto altro. Il tutto -ovviamente- condito con una grande dose di nichilismo.

A riguardo c’è una frase che la dice tutta: “La vita forse non ha alcun senso…”

Basterebbe solo questo per esprimere un giudizio. A cosa serve sapere tante cose, prodigarsi in favore degli ammalati, se poi si dice all’uomo (che è sempre ammalato, anche se sano): “La vita forse non ha alcun senso…” E poi costruire poi una Fondazione all’insegna di questo “credo”.

Non molto tempo fa alla domanda di un giornalista se avesse paura della morte, Veronesi rispose dicendo che la morte non gli faceva paura perché sicuro di aver la possibilità di continuare a vivere nelle cose dette e nel proprio pensiero che sarebbe rimasto tra gli uomini.

Ora, a parte il fatto che pensare di continuare a vivere solo perché gli altri ricorderanno il proprio pensiero è ben poca cosa, va detto che è proprio questo ciò che costituisce il fallimento. Dire queste cose vuol dire insegnare agli uomini a precludere lo sguardo. E’ il pensiero del Nulla. E’ il pensiero della Dissoluzione. E’ il paradossale pensiero di sconfiggere la morte, decretando il trionfo della morte.

Cari pellegrini, dinanzi a tutto questo, il pianto di rammarico di un sindaco, di una città e di una nazione sono ancora più il segno di un fallimento. Sono il segno di chi è paradossalmente contento di vedersi prescrivere la disperazione come “farmaco”.

Ma anche questo -ahinoi!- è segno dei nostri tempi!

Corrado Gnerre – Corsia dei Servi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...