Medjugorje, niente comunione a divorziati risposati

Senza spirito polemico o ironico, ma solo logiche domande

Qui non è questione di Medjugorie, argomento sul quale sapete come la penso e su cui non intendo ora entrare minimamente (e prego eventuali commentatori di astenersi dal trattare l’aspetto apparizionistico).
Qui si pone una questione molto ma molto più grave e profonda.
Qui è questione che il vescovo di Mostar, ovvero, di una delle diocesi più importanti del mondo a causa appunto del fenomeno Medjugorie, ci sta dicendo che lui se ne strafrega altamente dell’Amoris Laetitiae.
E ciò è dimostrato dal fatto che nel documento riporta tutti i testi degli ultimi quarant’anni, sia encicliche papali che testi magisteriali collaterali (come il CCC e altri) per dare sostegno teologico e dottrinale alla sua presa di posizione.
Non solo: impone pure a tutti sacerdoti che vanno nella sua diocesi (ovvero decine di migliaia se non centinaia) di rispettare tale indicazione del vescovo locale.
A questo punto alcune domande si impongono per elementare logica, e lecitamente e senza polemica alcuna:
– A chi deve ubbidire adesso un sacerdote cui a Medjugorie si presenta a prendere la Comunione un divorziato risposato? Al vescovo di Mostar o al vescovo di Roma?
– Come si devono regolare i sacerdoti, la stragrande maggioranza dei quali è fermamente disposta a seguire le novità dottrinali degli ultimi tempi? E cosa pensano questi sacerdoti di questa situazione?
– Cosa devono pensare i fedeli, di quanto sta accadendo nella Chiesa?
– Fino a quando si potrà far finta che non accada nulla e che è tutto frutto di menti esaltate ed estremisti antibergogliani?
– Hanno allora fatto così male i 4 cardinali a porre i loro dubia?
– Come mai la risposta a questi dubia è stato finora il silenzio quando non l’insulto?
E non si porti la pretestuosa interpretazione che l’AL non prevede la Comunione ai divorziati! Anzitutto perché allora non si spiegherebbe l’infinita polemica dei misericordisti contro gli antimisericordisti (se nulla è cambiato, a cosa sono serviti due sinodi e un documento? E, sorpattutto, perché questa polemica sul misericordismo se tutti la pensiamo alla stessa maniera)? Poi, perché in questo caso non si capirebbe perché il vescovo di Mostar avrebbe dovuto scrivere tale dichiarazione con tanto di documentazione pregressa a sostegno del suo ordine perentorio…
Inoltre, altra questione:
come si regolerà ora Padre Livio? Epurerà pure il vescovo di Mostar?
Avrei infine un’ultima curiosità da porre… ma è meglio che mi sto zitto su questa, se no succede il finimondo…
Quanto però detto, non viene da spirito polemico, ma viene dalla logica di un uomo che ama la Chiesa e la Verità. e che vuole invitare tutti a riflettere su quanto sta accadendo. Che accade sia che lo vogliamo che non lo vogliamo, che lo ammettiamo o non lo ammettiamo,l sia che ci piaccia o non ci piaccia.
Accade, sta accadendo. E ci riguarda tutti. Chi, pensa, chi sta zitto, chi non pensa, chi vede, chi non vede, chi dice la verità e chi mente. Nessuno può sfuggire a quanto sta ormai accadendo, prete o laico che sia.

Medjugorje, niente comunione a divorziati risposati di Guido Villa

«I cattolici sposati validamente che abbiano successivamente divorziato e si siano nuovamente sposati, non possono ricevere la santa Comunione fino a quando non avranno risolto la propria situazione in contraddizione con la Legge di Dio». È quanto si legge nella circolare pubblicata nei giorni scorsi dal vescovo di Mostar-Duvno, Ratko Peric, in applicazione dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia.  – Massimo Viglione


La diocesi di Mostar-Duvno, in Bosnia-Erzegovina, è conosciuta in tutto il mondo per il fatto che secondo la testimonianza di sei veggenti, all’interno dei suoi confini, più precisamente a Medjugorje, dal 24 giugno 1981 appare la Vergine Maria con il titolo di Regina della Pace.

A motivo del grandissimo afflusso di pellegrini da tutto il mondo, la recente circolare inviata dal vescovo mons. Ratko Peric ai sacerdoti della sua diocesi e di quella di Trebinje-Mrkan, che egli governa in qualità di Amministratore Apostolico, sull’accesso ai sacramenti dei cattolici divorziati e risposati, non è di interesse esclusivamente locale, bensì riguarda tutti i sacerdoti che, come recita la Dichiarazione di Zara del 1991 dell’allora Conferenza Episcopale jugoslava sui fatti di Medjugorje, accompagnano spiritualmente i fedeli che vi si recano, «così che a Medjugorje e con Medjugorje si possa promuovere una sana devozione verso la Beata Vergine Maria, in armonia con l’insegnamento della Chiesa».

In questa sua circolare, mons. Peric cita diversi documenti papali pubblicati negli ultimi trentacinque anni, nei quali, egli afferma, «si insegna in modo chiaro e univoco che i cattolici sposati validamente che abbiano successivamente divorziato e si siano nuovamente sposati, non possono ricevere la santa Comunione fino a quando non avranno risolto la propria situazione in contraddizione con la Legge di Dio». Tuttavia il vescovo aggiunge che i sacerdoti non devono spezzare il legame che unisce tali persone alla fede e alla Chiesa, e che, «soprattutto se essi sono colpiti da grave malattia o sul letto di morte», li devono visitare e offrire loro «le preghiere e i santi sacramenti che queste persone, in tali circostanze e se sono pentiti, possono, devono e hanno il diritto di ricevere».

Il vescovo di Mostar menziona anzitutto la Familiaris Consortio di san Giovanni Paolo II, laddove viene stabilito che le coppie in situazioni irregolari, che per vari motivi non possono separarsi, possano accedere ai sacramenti solamente qualora s’impegnino a vivere nella continenza perfetta.

Segue la citazione del canone 915 del Codice di Diritto Canonico, nel quale si afferma che non possono accedere alla Comunione le persone che «ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto», nonché del canone 712 del Codice di Diritto Canonico per le comunità cattoliche di rito orientale, dove si recita che «devono essere allontanati dal ricevere la Divina Eucaristia coloro che sono pubblicamente indegni”. Viene inoltre citato il n° 1650 del Catechismo della Chiesa Cattolica, nel quale si ribadisce che la Chiesa, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo «non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio». Se i divorziati si sono risposati civilmente, «essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la Legge di Dio» e quindi «non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione». La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza «non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza».

Viene poi citata la lettera del 1994 della Congregazione per la Dottrina della Fede in occasione dell’Anno internazionale delle famiglie, dove si afferma che i pastori e i confessori hanno il grave obbligo di ammonire i fedeli che vivono una situazione famigliare irregolare ed avvertirli che essi vivono «in aperta contraddizione con la dottrina della Chiesa».

Mons. Peric infine menziona l’interpretazione ufficiale del canone 915 da parte del Pontificio Consiglio dei testi legislativi del 2000, il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, l‘Esortazione Apostolica post-sinodale Sacramentum Caritatis di Benedetto XVI del 2007, documenti che ribadiscono la dottrina della Chiesa in materia, nonché la dichiarazione del cardinal Müller del 2016 secondo il quale «le norme della Familiaris Consortio al n° 84 e della Sacramentum Caritatis al n° 29 sono tuttora valide, e applicabili in ogni caso».

Il vescovo di Mostar rammenta inoltre che chi «assume il servizio di insegnare e di annunciare a nome della Chiesa ha giurato di svolgere il proprio compito in osservanza dei documenti della Chiesa vincolanti dal punto di vista giuridico». Restano quindi in vigore, prosegue mons. Peric, le disposizioni secondo le quali la comunione eucaristica non può essere concessa senza assoluzione sacramentale, e tale assoluzione «non può essere data a una persona che viva in una comunione matrimoniale irregolare o non sia sposata in chiesa». Ai sacerdoti delle sue diocesi egli ricorda le parole di san Paolo nella prima lettera a Timoteo di non farsi complice dei peccati altrui, e afferma: «Non dire a un altro che una cosa non è peccato, quando, obiettivamente, lo è. Non lodare il disordine e il male altrui, e soprattutto non farlo nel sacramento della confessione, affinché tu stesso non diventi partecipe e mentore della condanna di qualcuno».

Quanto alla Amoris Laetitia, mons. Peric spiega semplicemente che si tratta di «una lettera rivolta ai fedeli con la quale il Papa risveglia l’attività religiosa, aiuta e stimola a superare le difficoltà, incoraggia i cattolici, volgendo la loro attenzione ad alcuni pericoli e sulle cattive conseguenze di essi».

Il vescovo di Mostar, rimanendo fedele alla dottrina tradizionale della Chiesa, si allinea perfettamente alle modalità di “accompagnamento” – tanto per usare una parola oggi molto di moda – mostrate dalla Regina della Pace. Come testimoniano molti fedeli in situazioni familiari irregolari che si sono convertiti a Medjugorje (vedi ad esempio qui), presso la Madonna non c’è spazio per la falsa misericordia che finge di non vedere il peccato insito nelle situazioni matrimoniali irregolari e nelle convivenze. La Vergine Maria accoglie tutti tra le sue braccia, e nello stesso tempo, con amore, esorta il peccatore a convertirsi, a tornare a Gesù abbandonando la vita di peccato. Le guarigioni spirituali, anche in ambito familiare, che avvengono a Medjugorje testimoniano che la strada della conversione e dell’abbondono del peccato indicata dalla Madonna a conferma della dottrina della Chiesa, e ora nuovamente messa nero su bianco da mons. Peric, è l’unica strada che può guarire le ferite di tante anime sofferenti.

http://www.lanuovabq.it/

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