Che Dio esaudisca questo auspicio

Carissimo Gnocchi,

complimenti per il Suo impegno, il Suo zelo ed in particolare per questa Sua risposta sul “fondamentalismo”.Io sono un sacerdote ormai vecchio, e ne ho viste di tutti i colori in questi decenni. Ho visto persecuzioni silenziose, all’epoca di Paolo VI, nei confronti di anziani monsignori che osavano mettere la berretta per andare a benedire le case, o continuavano a cantare i Vespri la domenica, quando tutti i confratelli passavano il pomeriggio a guardare “80° minuto” alla televisione. Ho visto persecuzioni di insegnanti di Seminario, emarginati perché fedeli alla Dottrina, sostituiti da pretuncoli imbevuti di marxismo ed infatuati per Hélder Camara. Ho visto parroci rimossi perché nelle loro chiese non proibivano (sic!) alle donne di portare il velo a Messa. Ho conosciuto buoni sacerdoti allontanati dalla parrocchia perché non accettavano la messa riformata, ai quali era impedito anche di celebrare a porte chiuse. Ricordo le telefonate minatorie del Vicariato ai pochi amici rimasti loro, perché nessuno si prestasse ad offrir loro ospitalità.

Ho visto il volto di anziani e devoti monsignori rigato di lacrime, per gli scherni e le offese indecorose dei giovani carrieristi di Curia, sempre pronti a seguire la corrente. Carrieristi che sotto Roncalli portavano le calze paonazze e la tonsura perfetta, che nel giro di un lustro erano in borghese a farneticare di sacerdozio dei laici e a far legger l’Epistola alle vecchiette. Poi è arrivato Wojtyla, e la persecuzione non è stata minore: con lo “scisma” di Lefebvre, c’era un clima da caccia alle streghe: bastava cantare il prefazio in latino che ti telefonavano a casa o ti rimproveravano pubblicamente davanti ai confratelli, senza rispetto per l’età. Ho sentito zelatori del tempio rimproverarmi di essere “preconciliare”, solo perché non indossavo il clergyman, e laici ignorantissimi farmi la lezione sul Concilio e sulla riforma liturgica. Ho visto spegnersi e morire di dolore confratelli, per il quale nessuno voleva spendere nemmeno una parola di cordoglio e ai cui funerali erano imposte chitarre e schiamazzi che mai avrebbero tollerato in vita.

Quel che più mi ha addolorato è stato assistere alla velocità del cambiamento nella disciplina del Clero, alla ferocia con cui questo cambiamento è stato imposto ai “renitenti” – laici e chierici – ed al ricorso impietoso alle punizioni ed ai trasferimenti, con grave danno per i fedeli e senza alcuna colpa da parte dei puniti. E al tempo stesso, la tolleranza complice verso condotte riprovevoli, verso il rilassarsi della disciplina, verso chi dava scandalo accompagnandosi con persone inqualificabili o frequentando luoghi indegni. Vi è stato un tempo – forse lo ricorderà anche Lei – in cui era considerato “tradizionalista” celebrare la Messa in latino (il Novus Horror, intendo), nonostante la norma non solo lo consentisse, ma addirittura in certi casi lo prescrivesse. Anche quand’è stato concesso l’Indulto per la celebrazione della Messa cattolica, in pochissimi casi la si autorizzava, in giorni ed orari impossibili, e vi era sempre chi – anche e oserei dire soprattutto in ambito “conservatore” – si metteva in mostra col Superiore per segnalare il sacerdote ribelle.

Ricordo lo scandalo di Assisi, e lo sconcerto dei Cardinali Stickler e Palazzini, che lo consideravano un atto di apostasia e pensavano di sollevare la questione della deposizione del Papa (altro che “Dubia”). Ed i traffici indecenti del Segretario del Papa, che si arrabattava coi sigilli papali a far nomine dei suoi compari, con Wojtyla già morto, cercando di ritardare la diffusione della notizia. E poi, inaspettatamente, l’elezione di Benedetto XVI, e gli sguardi lividi dei modernisti, le frasi di disprezzo dei benpensanti, l’aperta ribellione dei più progressisti. E il Motu Proprio, con le frasi vergognose di mons. Piero Marini (“Indietro non si torna”) quando ancora il documento non era stato promulgato. E le vesti stracciate di Melloni, Bianchi e C., i loro libelli contro la Messa tridentina, i tentativi di “limitare il danno” facendo leva sui loro complici nelle Diocesi. A quell’epoca eravamo noi, finalmente, a tirare un respiro di sollievo, e “loro” schiumavano di rabbia, anche solo per una mitria gemmata in capo al Pontefice, che pure era figlio del Concilio…

Poi venne l’abdicazione, inaspettata, inaudita, sconcertante. E crollo di nuovo un mondo, per la gioia dei novatori. Dal balcone apparve Omissis col suo buonasera. E tutto quel che sappiamo…Ebbene, caro Gnocchi, Le posso dire che in questa continua battaglia, ho sempre trovato conforto dinanzi al Tabernacolo, e nella celebrazione della Messa della mia Ordinazione. Ma anche nella serenità dei miei confratelli perseguitati, pur condotti al macello – allora solo “morale” ma non per questo meno cruento – da parte di altri chierici e Prelati. E nel sorriso speranzoso e limpido dei buoni fedeli, per i quali era ed è ancor oggi una gioia poter salutare un sacerdote che non si camuffa da laico, con quel “Sia lodato Gesù Cristo” che Omissis mai ha voluto pronunziare. E se penso che ormai sono vicino al momento in cui finalmente chiuderò gli occhi, mi consolo perché le tremende persecuzioni che si annunciano per tutti noi, coi nostri difetti, le nostre manchevolezze, ma pur sempre con la volontà di servire Dio e la Santa Chiesa senza seguire le mode, ci meriteranno un posto in cielo.

Un posto che ad altri, in tempi cristiani, era molto più difficile conquistare. Con la Grazia di Dio, abbiamo la possibilità di scalare il Paradiso, e a buon mercato. Non mi fraintenda: il Signore è sempre giusto, ma se ci chiede di affrontare il martirio – poiché di martirio si tratterà, a breve, e per mano dei ministri della chiesa conciliare e della religione mondiale – Egli ci concederà un’assistenza speciale, e la forza di dar testimonianza alla Verità. Gli insulti che questi miserabili vomitano contro di noi sono solo la premessa alle violenze di cui si renderanno responsabili in futuro: lo sappiamo dalla Scrittura. E se per esasperazione qualcuno di noi ha talora deposto la penna della polemica per impugnare la matita con cui fare una vignetta su Omissis, credo che il Signore saprà perdonargli – e me tra gli altri – l’irriverenza di aver fatto oggetto di satira la persona del Papa, non foss’altro che per la gravità della situazione presente. Dall’alto del Suo trono, oso pensare, Egli forse sorride con San Pietro, sapendo che lo scopo che l’ha mosso è far riflettere.

Così il mio Omissis in vesti di pastore luterano vuole solo riassumere quel che – in un’epoca in cui la comunicazione si è concentrata ai “cinguettii” – predico e scrivo da decenni, prova ne siano i miei scritti e gli articoli sulla crisi della Chiesa, alcuni dei quali mi sono pur costati meditazione e fatica. Ma una vignetta arriva in un istante dove la mia prosa stenta a giungere. E se questo disturba Omissis e i suoi caudatari, beh, mi lasci dire che questo mi dà motivo sufficiente per continuare, con l’aiuto di mio nipote, a diffondere e gli scritti e le vignette. Diceva un mio professore di Seminario: “Questa è una valle di lacrime, ma io ci piangerei ancora parecchio”. Era una frase scherzosa, ovviamente. Ma ci ricorda che siamo di passaggio, e che ci aspetta l’eternità. Senza Omissis, possibilmente. O con la gioia di vederlo pentito e convertito, cosa che pur essendo al limite delle forze umane, rientra tra i miracoli di cui è capace il Signore. Allora forse riderà anche Bergoglio, e di gusto. Che Dio esaudisca questo auspicio. La benedico. Baronio +
(Lettera di Cesare Baronio ad Alessandro Gnocchi)
Pubblicata in calce a mo di commento sul sito Riscossa Cristiana

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