Monsignor Schneider: “La soppressione della Fraternità Sacerdotale San Pio X fu ingiusta”

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Il Cammino dei Tre Sentieri: Monsignor Athanasius Schneider ha rilasciato, pochi giorni fa, un’intervista al giornale francese “Present”. Interessanti le sue parole che Il Cammino dei Tre Sentieri condivide: La soppressione della Fraternità Sacerdotale San Pio X nel 1975 fu ingiusta e bisogna, seppur tardivamente, rendere giustizia di questo.

Présent: Il Sommo Pontefice ha prorogato la possibilità di confessare per i sacerdoti della Fraternità San Pio X, oltre l’Anno della Misericordia. Le sembra una decisione importante?Mons. Schneider: Sì, certo, e ne sono molto felice! Ecco un gesto molto pastorale, molto misericordioso, secondo me uno dei gesti più importanti del pontificato di Papa Francesco, che aiuta il processo d’integrazione canonica di questa realtà ecclesiale che esiste da cinquant’anni e che dà dei frutti spirituali evidenti. Molte delle giovani famiglie raggruppate intorno alla Fraternità San Pio X amano la Chiesa, pregano per il Papa, come facevano i loro antenati prima di loro. La Chiesa contiene diverse case, diverse spiritualità. Solo gli ecclesiastici ostili alla Fraternità le presentano delle esigenze esagerate. Giovanni XXIII e Paolo VI hanno sempre insistito sul carattere pastorale del Concilio. Il dogma non è cambiato. Noi abbiamo la stessa fede. Quindi non c’è problema per un’integrazione canonica della Fraternità San Pio X.

Présent: Lei è stato uno degli uomini di Chiesa inviati dal Vaticano per visitare dei seminari e dei priorati della Fraternità. Quale soluzione pensa sia possibile per questa situazione controversa? Mons. Schneider: La prelatura personale è una soluzione molto adatta alla realtà della Fraternità San Pio X e alla sua missione. Io sono convinto che Mons. Lefebvre avrebbe accettato volentieri e con gratitudine questa struttura ecclesiale ufficiale, riconoscimento da parte della Chiesa dell’apostolato svolto. Si tratterebbe solo di rendere giustizia, tardivamente, all’ingiusta soppressione della Fraternità nel 1975 da parte della Santa Sede. Allora, Mons. Lefebvre presentò un ricorso. L’erezione di una prelatura personale significherebbe in qualche modo accettare il ricorso canonico di Mons. Lefebvre con un ritardo di 40 anni. D’altra parte, la Fraternità non deve esigere delle garanzie al 100%: non sarebbe realista, siamo sulla terra non in Cielo! Sarebbe un gesto che tradirebbe una certa mancanza di fiducia nella Provvidenza.

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