Dubia: glosse

Quelli che peccano,
riprendili in presenza di tutti,
onde anche gli altri abbian timore.
I Tim V, 20

E’ stato pubblicato su Radio Spada (qui), il commento di un lettore sui possibili scenari relativi alla prospettata correzione formale cui i quattro Porporati si vedranno costretti a sottoporre papa Francesco, dopo le festività natalizie, laddove egli non risponda ai dubia da essi formulati.

Già in precedenza vi è stato chi ha osservato che – non essendo prevista dalla legge canonica – tale ammonizione sarebbe irricevibile. L’obiezione viene proprio da chi accusa le Loro Eminenze di formalismo legalista, promuovendo viceversa la pastoralità, in nome della quale derogare alle leggi divine ed ecclesiastiche. Viene dai partigiani di colui che a parole elogia la parresia, ma che si adonta quando la franchezza del parlare lo riguarda in prima persona. Viene da coloro che, scandalizzati dall’ardire dei Porporati colpevoli di lesa maestà, paventano nei loro confronti nientemeno che la deposizione dal titolo cardinalizio.
I sedicenti vaticanisti al servizio del Principe, che rivaleggiano in cortigianeria con i suoi caudatari, cercano di seminar zizzania tra i quattro Cardinali, giungendo ad affermare che uno di essi avrebbe auspicato che la correzione formale possa avvenire in camera caritatis, ossia in privato, cosa che pare invero impraticabile, visto che già in prima istanza i dubia sono stati presentati in forma privata, senza esito, e poi resi pubblici, implicando come conseguenza necessaria che anche l’ammonizione debba esser pubblica.
Sull’altro versante, nondimeno, il commento di Alberto Di Janni apparso su Radio Spada lascia quantomeno perplessi, dal momento ch’esso non solo rivela lacune in una materia tanto delicata, ma par non voler tener conto della particolarità della situazione, che proprio in quanto tale richiede provvedimenti altrettanto particolari.
Scrive il commentatore:

A mio avviso Burke e gli altri cardinali non daranno immediatamente luogo a una correzione formale del papa, azione che porterebbe pressoché inevitabilmente a una scisma, equivalendo di fatto a formulare un’accusa di eresia nei confronti di Bergoglio; e non enunceranno neppure una correzione formale del solo testo dell’esortazione, cosa questa lievemente diversa nella forma, ma praticamente identica nella sostanza. Daranno invece a Francesco un’ultima possibilità di ripensamento.

Come? Limitandosi a dare un’interpretazione autorevole di Amoris laetitia, nel solco dell’ortodossia e della tradizione. In fondo finora hanno accusato il documento papale di contenere ambiguità, ma non errori espliciti. In mancanza dell’auspicato chiarimento di Francesco, interverrebbero loro, lasciando così al papa una scappatoia.

Secondo Di Janni, la prima eventualità – che cioè si proceda alla correzione formale – formalizzerebbe lo scisma: ma questo non è assolutamente detto, dal momento che la presa d’atto che Bergoglio sia formalmente caduto in eresia non comporta come conseguenza necessaria l’adesione all’eresia di altri soggetti.
La seconda eventualità – ossia che si corregga il testo dell’Esortazione – è impossibile a praticarsi, perché i dubia sono stati formulati alla persona dell’estensore del documento, non al documento stesso.
La terza eventualità – l’interpretazione autorevole dell’Amors Laetitia da parte dei Cardinali – pare del tutto illegittima ed impraticabile.
E’ a dir poco impensabile che dei Cardinali possano dare di un documento papale – qualche ne sia la portata d’assenso ch’esso richiede – un’interpretazione ortodossa, dal momento che i dubia mettono in luce proprio l’equivocità del testo.
E, quand’anche fosse, non spetta a quattro Principi della Chiesa l’interpretazione di un documento papale, per la quale unico soggetto legittimo è lo stesso Papa, personalmente o tramite la Congregazione per la Dottrina della Fede (o tutt’al più il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, ammesso e non concesso che in Amoris Laetitia si possano riscontrare degli elementi direttamente collegati con la vigente normativa canonica).
Non solo: l’equivocità presupposta dai dubia, a guardar bene, è tale solo per una questione di bon ton verso Bergoglio, ma in realtà il contenuto di Amoris Laetitia costituisce al contrario una deliberata negazione della dottrina cattolica. Vediamo perché.

Ora appare evidente che le domande poste nei dubia sono sostanzialmente retoriche: E’ divenuto possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che convive more uxorio? Ovviamente no. Continua ad essere valido l’insegnamento circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi? Ovviamente sì. E’ ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale? Ovviamente sì. Si deve ritenere ancora valido l’insegnamento secondo cui le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta? Ovviamente sì. Si deve ritenere ancora valido l’insegnamento che afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive per il loro oggetto? Ovviamente sì.

Eppure Amoris Laetitia dice esattamente il contrario, in modo peraltro estremamente chiaro. Se così non fosse, e il documento potesse esser suscettibile di una logica interpretazione ortodossa, i dubia stessi non avrebbero alcun senso.

Leggiamo le parole del Papa nella nota 351 dell’Esortazione:

In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 44). Ugualmente segnalo che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (ibid., 47).

Questa nota funge da commento esplicativo per questo passo dell’Amoris Laetitia (305):

A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa.

Il senso di questo passo è palese: Bergoglio sostiene che è possibile ammettere ai Sacramenti chi viva in una situazione oggettiva di peccato. Il divorziato ed il concubinario vivono in una situazione oggettiva di peccato, e non è ragionevole supporre che essi pensino di non violare un precetto divino (a meno che non siano incapaci di intendere e di volere): in questi casi l’ignoranza invincibile non può essere chiamata in causa, sia perché non si tratta di una colpa occasionale, sia perché per divorziare e vivere in concubinato è richiesta una volontà determinata e protratta. Appare quindi evidente che – presa nel contesto di un documento che tratta appunto del Matrimonio – questa proposizione dell’Esortazione contraddice la dottrina, ed è quindi eretica.

Si ricordi ch’è norma elementare del diritto interpretare un testo in coerenza con le fonti più autorevoli, che in questo caso sono gli Atti Magisteriali ed ancor prima il diritto divino esplicitato nei Vangelo. Se vi fosse stata una minima possibilità di interpretare l’Esortazione in senso cattolico, nessuno avrebbe avuto bisogno di formulare alcun quesito, né di chiedere privatamente o pubblicamente che ne sia chiarito il senso.

In pratica, i dubia dovrebbero esser letti già di per sé come una sorta di ammonizione implicita, quasi le Loro Eminenze avessero detto:

Nell’Amoris Laetitia tu affermi qualcosa che contrasta direttamente con la dottrina: lo confermi o vuoi correggerti?

Ora, il silenzio di Bergoglio è un chiaro rifiuto di accogliere questo assist – mi si passi il termine – da parte dei quattro Porporati, i quali dimostrano con ciò stesso un gran rispetto ed una prudenza più che encomiabili.

Senza dire che – in punta di diritto – di motivi per deporre Bergoglio ve ne sarebbero stati già ben prima dell’Amoris Laetitia, visti gli spropositi quotidianamente ammanniti dal pulpito di Santa Marta.

Le Loro Eminenze avrebbero potuto infatti evitare i dubia, basandosi sic et simpliciter sul contenuto eretico dell’Esortazione e procedere alla correzione. Se si sono premurati di chieder lumi al Papa, prima in privato e poi pubblicamente, questo va a loro onore, poiché dimostra in essi la volontà di seguire quanto consiglia il Vangelo e prescrive la Chiesa nell’ammonire chi sbaglia:

Se poi il tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e riprendilo fra te e lui solo. Se t’ascolta, avrai guadagnato il tuo fratello; ma, se non t’ascolta, prendi teco ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni. E se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e se rifiuta di ascoltare anche la chiesa, siati come il pagano e il pubblicano (Mt XVIII, 15-18).

E si noti che Nostro Signore qui non parla di eresia, ma del fratello che ha peccato contro di te.

Circa la disciplina insegnata dagli Apostoli, si vedano I Cor V, 1-5; II Cor II, 6-11; I Tess V, 14; II Tess III, 6, 11, 14, 15; I Tim V, 20; Tit I, 13; Tit III, 10, 11; Giac V, 19, 20; II Pietro III, 16, 17; II Giov X, 11; Giuda II, 2.

Direi di più: i dubia consentono, laddove ottengano risposta, di chiarire non tanto il contenuto del documento papale, ma piuttosto la fattispecie di eresia, ovvero se si tratti di mera eresia materiale o di eresia formale.

Si ha infatti eresia materiale laddove un battezzato formuli una proposizione che afferma un errore o nega una verità cattolica, senza l’intenzione esplicita di aderirvi, o quantomeno con l’implicita disposizione a sottostare all’insegnamento della Chiesa (erroneus assensus contra aliquam veritatem Fidei ex sola ignorantia, vel errore proveniens absque pertinacia voluntatis in eo persistendi). In senso stretto, l’eresia materiale non è nemmeno propriamente un’eresia.

Si ha invece eresia formale allorché, compresa la gravità dell’errore formulato o della verità negata, vi si aderisce con ostinazione, rifiutando la correzione e ribellandosi all’autorità della Chiesa (error voluntarius ac pertinax contra aliquam veritatem Fidei, unde patet, quod ad haeresim formalem duo copulative requiruntur, scilicet error in intellectu et pertinacia in voluntate).

Appare quindi evidente che, proprio nel formulare i dubia e nell’argomentarli con autorevoli fonti magisteriali, i quattro Cardinali abbiano dato a Francesco la possibilità di riconoscere l’errore – eresia materiale, appunto – correggendo la formulazione dell’Esortazione ed evitando di cadere nell’eresia formale.

Conseguentemente, il non riconoscere l’errore e l’ostinarsi pervicacemente a sostenerlo esplicita senza equivoci l’adesione all’eresia formale, ponendo immediatamente colui che la pronuncia fuori dalla Chiesa. E si noti che in questo caso la Chiesa giudica una posizione esterna, non interna, lasciando a Dio – che scruta i cuori e le coscienze – il giudizio sulle disposizioni interne del colpevole. In questa specifica circostanza si avrebbe poi l’aggravante dell’eresia formale esterna e manifesta (quae palam, et coram pluribus externe manifestatur), con gravissimo scandalo per i fedeli; ed anche lo scisma, poiché l’eresia porta sempre con sé anche una separazione dall’unità della Chiesa.

Duole riconoscere che proprio nel non voler accogliere questa possibilità in extremis Bergoglio si è messo con le proprie mani in un vicolo cieco, dal quale non gli è possibile tornar indietro, a meno che non si decida a rispondere. Ed in un certo senso si sono messi in un vicolo cieco anche i Cardinali, dal momento che dopo i dubia non possono far altro che procedere alla correzione formale.

Dopo le mie riserve espresse su Radio Spada, Di Janni ha aggiunto:

La previsione non può limitarsi alle sole azioni palesemente legittime. Così si può prevedere che il cardinal Burke ammonisca o corregga il papa o un suo documento, a prescindere dalla valutazione della legittimità dell’atto. 

Anche perché, se atti e pronunciamenti illegittimi o invalidi fossero impossibili, non ci troveremmo a discutere di Amoris laetitia e non avremmo sentito un papa dire che i maomettani adorano il nostro stesso Dio.

Non posso trovarmi d’accordo nemmeno in questa spiegazione: la legittimità del comportamento dei quattro Eminentissimi è requisito imprescindibile in questa grave vicenda, poiché essa deve garantire l’assoluta inattaccabilità delle loro argomentazioni. Se Bergoglio compie atti illegittimi, insegnando l’errore, ciò non autorizza chi gli si oppone ad adottare un comportamento consimile, al contrario questi dovrà dimostrarsi estremamente ponderato, perché le sue decisioni appaiano ispirate ad equità, e non ad una mera avversione o all’impeto delle passioni.

Prosegue il commentatore:

Quella che appare teologicamente più fondata è che, trattandosi di un’interpretazione autorevole – e a questo punto l’unica ufficiale e in ogni modo quella di più alto livello magisteriale disponibile – il silenzio papale debba intendersi come un assenso. Scisma rientrato e ortodossia formalmente salvaguardata, anche se ogni vescovo continuerebbe a fare di testa propria, senza ovviamente nessun intervento censorio da parte della Santa Sede.

Non è chi non veda che, essendo illegittima ed irrituale, la prospettata interpretazione da parte dei Cardinali non solo non sarebbe autorevole, ma li porrebbe ipso facto in una posizione giuridicamente insostenibile, poiché implicherebbe un’arbitraria sostituzione del loro parere – che per il fatto di esser condivisibile non lo rende però legittimo in questa forma – alle dichiarazioni del Papa. Per esser più chiari: i Cardinali si arrogherebbero il diritto di far dire a Bergoglio, contro l’evidenza del senso letterale, ciò che le note a piè pagina non dicono.
Non è quindi possibile considerare teologicamente fondata un’ipotesi del genere. Non solo: il silenzio di Bergoglio non dovrebbe minimamente intendersi come un implicito assenso, ma sarebbe casomai un chiaro segno con cui egli ignora un’interferenza indebita. Ed in questo egli avrebbe paradossalmente dalla propria parte anche il diritto.

Quanto allo scisma rientrato ed all’ortodossia formalmente salvaguardata, mi pare che anche questa sia una conclusione arbitraria (oltreché sostanzialmente falsa), visto che l’eventuale interpretazione illegittima delle parole del Papa non entrerebbe nel merito, ma si limiterebbe ad aggirare – in modo controproducente – il problema.

Di Janni osserva:

Toccherebbe a questo punto a Burke e agli altri cardinali, se ne avranno il coraggio, di intervenire definitivamente per porre fine alla commedia degli equivoci e al dilagare dell’eresia. Costi quel che costi, pur con la triste certezza che la stragrande maggioranza di quanti sono formalmente cattolici rimarrà schierata con Bergoglio, con colui cioè che dà loro l’illusione di avere la coscienza in regola.

Non si comprende per quale motivo le Loro Eminenze dovrebbero compiere un atto canonicamente infondato, quale l’interpretazione contra sensum dell’Esortazione per poi trovarsi, dopo aver perso credibilità ed autorevolezza dinanzi alla Sede Apostolica ed all’opinione pubblica, a fare ciò che prudenza consiglia come prima cosa.
Questa la conclusione del commentatore:
Sarà scisma, essendo del tutto illusorio che Bergoglio e i suoi fedelissimi accettino la deposizione per conclamata eresia. La decadenza di Bergoglio dovrà ad ogni modo necessariamente comportare, esplicitamente o implicitamente, l’annullamento o quanto meno la messa sub judice di tutti i suoi atti di governo, in primis le nomine cardinalizie; altrimenti, anche nella remota ipotesi che Francesco si sottomettesse o si dimettesse, ci ritroveremmo con un successore degno di lui.
Che ci sia uno scisma de facto, è già evidente e riconosciuto anche da autorevoli Prelati. E’ altresì opinabile che si possano considerare sub judice tutti gli atti del Papa, men che meno implicitamente, visto che si tratta di atti pubblici e che come tali necessitano di un determinato iter giuridico per esser invalidati.
L’eventualità più semplice è che a seguito della correzione formale si determini, almeno da un punto di vista canonico, un terminus post quem, a partire dal quale gli atti di governo di Bergoglio possano esser considerati nulli, essendo stati posti da un fedele che, incorso in eresia formale, è ipso facto decaduto dal Sommo Pontificato, essendosi posto fuori dalla Chiesa, e quindi non ha l’autorità per porli.
E diciamo possano, perché si danno casi nella storia della Chiesa in cui, a tutela della tranquillità del governo, il Successore di un Papa decaduto abbia deciso di ratificare e confermare gli atti del predecessore di per sé non sospetti o condannabili.

Quanto al soggetto cui spetti la presa d’atto della sedevacanza, esso è oggetto di dispute autorevoli, ma pare ragionevole indicare quantomeno i Sacri Pastori – non certo i laici o il basso Clero – e coloro che tra questi ricoprono posizioni di maggior autorità, come appunto i Principi della Chiesa; ma le dinamiche concrete rimangono tutte da verificare, e certamente la Provvidenza interverrà secondo i Suoi imperscrutabili disegni.

L’alternativa possibile, ossia le dimissioni spontanee, potrebbero intervenire prima o dopo la correzione formale, ma anche prima o dopo la presa d’atto della decadenza di Bergoglio dal Papato, e sanerebbero la questione senza giungere alle estreme conseguenze.
Quanto all’elezione del Successore, pare evidente che, laddove i Porporati legittimi si riuniscano in Conclave e procedano secondo i canoni alla sua nomina, si dovrà ritenere Papa colui che essi avranno indicato, sempreché questi non dimostri in modo inoppugnabile di essere anch’egli eretico formale. Ma qui si riaprirebbe il discorso, e c’è solo da auspicare che il Sacro Collegio si dimostri docile all’ispirazione dello Spirito Santo.

Tra l’altro, non dimentichiamo che abbiamo anche un Papa Emerito, tuttora vivente, al quale potrebbe esser conferito nuovamente il governo della Chiesa, se non altro in attesa degli eventi. E’ ben vero che la figura del Papa Emerito è un hapax che non ha alcuna base teologica né canonica; ma nella circostanza attuale, in caso di dimissioni o di deposizione di Bergoglio, Ratzinger potrebbe vedersi riassegnato il Pontificato, sanando quella situazione. Gli anni che intercorrono tra la rielezione – poiché si tratterebbe di una rielezione, e non dell’assunzione del cosiddetto mandato attivo dopo quello contemplativo, che non esiste – e la morte naturale di Benedetto XVI potrebbero inoltre consentire, nel periodo di transizione, di nominare figure autorevoli e di sicura ortodossia all’interno del Sacro Collegio, scongiurando l’elezione di un altro modernista.

Vi è poi un’ulteriore ipotesi, contemplata anche nell’articolo di Radio Spada. E cioè che, in presenza di una pubblica e formale ammonizione, Bergoglio continui a non rispondere ai Porporati e li deponga, o addirittura li scomunichi, cosa per la quale troverebbe certamente validi ed agguerriti sostenitori tanto tra i membri della Gerarchia, quanto nell’opinione pubblica. Ma che radunerebbe intorno ai Porporati un consenso sempre più evidente.
Ci troveremmo quindi ad avere un Antipapa formalmente eretico, che ha comminato una scomunica illegittima e nulla, determinando al contempo un gravissimo scisma all’interno della Chiesa: uno scisma tanto più grave, quanto la parte separata dal Corpo Mistico si troverebbe guidata da un usurpatore, nelle cui mani si troverebbero comunque tutti gli organi ed i Dicasteri della Curia.
Pare che, dinanzi ad una tale prospettiva, i consiglieri di Bergoglio preferiscano evitare l’inasprirsi di un conflitto che porterebbe in luce l’esercizio arbitrario e dispotico del Papato da parte dello stesso Bergoglio, finendo per screditarlo dinanzi ad una parte sempre più consistente – ancorché forse non maggioritaria – della Chiesa; e creando allo stesso tempo delle scomode figure di martiri, da sempre invise ai tiranni.
L’ultima obiezione sollevata da alcuni è quella, secondo la quale i dubia avrebbero il torto di rendere evidente lo scisma in atto e di causare una grave lacerazione all’unità della Chiesa; parimenti, con i dubia si esporrebbe la persona del Romano Pontefice a discredito, umiliando la sacralità del Papato, se non addirittura mettendo in discussione l’infallibilità pontificia. Argomentazioni, queste, che sono completamente infondate.

Andrebbe viceversa evidenziato che la vera Carità cristiana non può minimamente prescindere dall’amore per la Verità, e che la gloria di Dio, l’onore della Chiesa e la salvezza delle anime richiedono, anzi impongono di denunziare l’errore che si oppone alla Fede, anche a costo di uno scisma: poiché quanti difendono la Verità non si separano né dal Papa né tantomeno dalla Chiesa. E’ viceversa chi nega la Verità rivelata che, con il suo stesso gesto temerario e pertinace, si pone al di fuori di essa e contro Dio; e nel caso di un Papa eretico, proprio nel porsi fuori della Chiesa egli cessa d’esser Papa, preservando intatta quell’infallibilità che Cristo gli ha assicurato solo a condizione di custodire intatto il Deposito della Fede, e questo peraltro con modalità ben definite. Non è inoltre possibile che un Papa sia infallibile nel definire un’eresia, anche laddove egli lo facesse nei termini canonici: perché la sua adesione all’eresia lo farebbe decadere immediatamente, rendendolo anche incapace di definire ex cathedra.

Anche se può sembrar difficile da comprendere per le menti contemporanee, la Chiesa risplende nella sua unità quando sa pur dolorosamente allontanare da sé coloro che ne minano la Fede, la quale trova solo in Dio – e non nel consenso delle masse – la propria ragion d’essere ed il proprio vincolo di unità e perfezione. Tener insieme ortodossi ed eretici è operazione che offende la Giustizia, umiliando quelli e dando legittimazione a questi, e lasciando intendere – come vorrebbero i novatori – che l’errore possa aver diritto di cittadinanza, quando invece esso dev’esser svelato, denunciato e perseguito.

In vista di questi eventi, è dovere di ogni battezzato pregare e far penitenza, offrendo i propri sacrifici per la Chiesa e il Papato, affinché venga scongiurato il gravissimo pericolo per la salvezza delle anime e l’offesa alla Divina Maestà.

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  1. Manca in questa bella analisi il personaggio pricipale, il vero Papa invalidamente deposto.
    Un saluto, Simplicissimus.

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  2. al di la’ dei dubbi sulla deposizione, e’ sospetta la modalita’ ex abrupto dell’annuncio di dimissioni.
    In un certo senso, Ratzinger ha ridefinito il papato come servizio piuttosto che come investitura regale. La cosa e’ una lama al cuore della tradizione, non lo nego, ma anche una misura di emergenza totalmente razionale nel caso si tema che il prossimo pontefice sia un pericolo. Sottolineando l’aspetto di servizio del mandato, si facilita un approccio critico al suo operato.

    Non ho elementi a sostegno di questa tesi, ma non la escluderei per principio. Spiegherebbe anche perche’ il fulmine di quella sera abbia colpito la cupola di S. Pietro e non lui 🙂

  3. Nihil est innovandum, nisi quod traditum est. La figura di un Papa Emerito è un hapax che non ha alcuna base teologica né canonica, e che fa parte di quel triste fardello di innovazioni che ci trasciniamo dietro dal Concilio. Ma nella circostanza attuale, in caso di dimissioni o di deposizione di Bergoglio, Ratzinger potrebbe vedersi riassegnato il Pontificato, sanando quella situazione. Gli anni che intercorrono tra la sua rielezione – poiché si tratterebbe di una rielezione, e non dell’assunzione del cosiddetto mandato “attivo” dopo quello “contemplativo”, che non esiste – e la morte naturale di Benedetto XVI potrebbero inoltre consentire, nel periodo di transizione, di nominare figure autorevoli e di sicura ortodossia all’interno del Sacro Collegio, scongiurando l’elezione di un altro modernista.

  4. …ovviamente Bergoglio, nel caso si dimetta, non dovrebbe mantenere alcuna funzione, né diventare a sua volta “papa emerito”.

  5. E ‘meglio per voi di continuare Bergoglio come Papa?

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  6. Lungi da me una simile insinuazione! Prima se ne va – o prima lo mandano a spasso – meglio è. Ma, come ho scritto, le enormità compiute e dette da costui sono tante e tali, che i dubia rischiano di peccare per difetto.

  7. Per me sarebbe meglio che Bergoglio iniziasse a fare il Papa 🙂 finora abbiamo avuto da lui una raccolta estemporanea di provocazioni che rasentano la bestemmia, o di bestemmie travestite da provocazione (per come la vedo io, da ignorante e neanche tanto tradizionalista). Abbiamo anche uno scritto con note a margine che sembra piu’ in stile Overton che Spirito Santo. Che inizi a parlare e agire esplicitamente, cosi’ dai frutti vedremo l’albero.

  8. I frutti ci sono già: bestemmie ed eresie tanto esplicite quanto brutali, esattamente come i suoi atti di governo, dalle nomine dei vari Ricca e Balda alle persecuzioni ai FFI.

    Se avesse avuto intenzione di fare il papa come si deve lo avrebbe fatto da tempo.

    Costui è un distruttore e va cacciato senza alcun indugio nè rimpianto.

  9. Baronio, non pubblica più i miei commenti… Forse che sono troppo spinti?

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  10. Forse mi è scappato un Suo commento: cos’aveva scritto?

  11. Dicevo, in estrema sintesi, che -per come si non messe le cose- sia Bergoglio che i Magnifici Quattro non hanno scelta: o il Primo si adegua al richiamo e si evita lo scisma; oppure non si adegua (rimane silenzioso o addirittura fa fuoco e fiamme scomunicando Burke & C.), e allora i Magnifici Quattro dovranno dichiararlo formalmente eretico e decaduto dal Ministero Petrino, convocare a conclave i cardinali rimasti cattolici con tutto ciò che ne seguirà. Che il Signore assista la Sua Chiesa!

  12. “E allora i Magnifici Quattro dovranno dichiararlo formalmente eretico e decaduto dal Ministero Petrino, convocare a conclave i cardinali rimasti cattolici con tutto ciò che ne seguirà”.

    Le Loro Eminenze potranno prendere atto della decadenza dal Papato, ma non dichiarare il Papa decaduto, poiché Prima Sedes a nemine judicatur. Ma non spetta a loro convocare il Conclave, men che meno scegliendo chi possa farvi parte.

  13. E allora come si fa in caso di scisma (di Bergoglio & c., s’intende)? Si resta senza Pietro? A chi spetterebbe convocare il conclave nel caso (si supponga) che una trentina-cinquantina di cardinali ritenessero (non dichiarassero, come giustamente Ella ha evidenziato) l’Argentino ormai decaduto dal Ministero di Supremo Pastore?

  14. La presa di atto della decadenza o la dichiarazione di decadenza, ai fini della validità del papato sarebbero equivalenti ed una presa d’atto ufficiale di decadenza sarebbe in definitiva una sconfessione
    formale e irredimibile del papato argentino e conseguente dichiarazione di sede vacante.

    Una volta preso atto che la sede è vacante spetterebbe proprio ai cardinali invece convocare il conclave. Sono cose già avvenute in passato, caso eclatante quello dello scisma d’occidente.

    Se anche alcuni cardinali (in numero imprevedibile ma certamente non solo 4) prendessero atto della sede vacante e decidessero di dichiarare
    eretici tanto il decaduto che quelli che lo seguono, essi avrebbero
    piena facoltà e persino il dovere di provvedere ad indire conciave per eleggere un valido papa. Il conclave verrebbe indetto dal cardinale decano, (attualmente Sodano) o in sua assenza dal sottodecano, in assenza anche di questo, dal cardinale vescovo delle suburbicarie più anziano, in assenza anche di questi, dal cardinale vescovo più anziano e così discendendo ovviamente tra coloro che aderirebbero alla ovvia sede vacante.

  15. La ringrazio per aver puntualmente illustrato i passi canonici da compiere nella convocazione del Conclave: essi dimostrano la saggezza della Chiesa ed il rispetto della gerarchia e dell’anzianità. A beneficio dei lettori, mi permetto di evidenziare che quando Ella usa l’espressione “in sua assenza” intende “laddove uno di questi Cardinali non riconosca decaduto Bergoglio”.

    Ad ogni modo, nell’eventualità si giunga alla decadenza del Papa argentino, i passi da compiere sono chiari. D’altra parte – come giustamente Lei fa notare – i Cardinali che dovessero seguire Bergoglio potrebbero esser dichiarati eretici e quindi non entrerebbero a far parte del Conclave, scongiurando l’eventualità di eleggere un altro eretico al Soglio.

  16. Gentile Cesare Baronio,
    la ringrazio per la pacatezza e la cortesia con cui ha commentato, seppure in modo nettamente critico, il mio contributo su Radio Spada.
    A mia difesa o discolpa vorrei precisare che questo contributo che non voleva tanto approfondire la questione dal punto di vista del diritto canonico – e qui mi inchino alla sua maggiore competenza – ma semplicemente immaginare alcuni possibili scenari.
    Da questo punto di vista resto convinto di una loro plausibilità, anche perché ultimamente di cose “canonicamente” poco corrette, ne abbiamo viste parecchie.
    Quanto all’impossibilità di un’interpretazione autorevole di un documento papale da parte dei cardinali, vorrei però osservare che la prima reazione di Burke all’uscita di Amoris laetitia andava abbastanza in questo senso (mi scuso di non avere sottomano un link a questo testo). E che inoltre altri vescovi, pur in senso opposto, hanno di fatto tentato una sorta di interpretazione autorevole. E lo stessa esortazione – unitamente al silenzio papale – sembra autorizzare un tal modo di procedere (pur lasciando aperta la porta a interpretazioni contrapposte).
    Alberto Di Janni

    Rispondi

  17. Carissimo Di Janni,
    sono io che ringrazio Lei, e mi scuso se può esserLe parso che, nel mio commento, abbia voluto criticarLa, mentre mi sono permesso di criticare quanto Ella ha scritto.
    Non escludo – visto che ne abbiam viste di tutti i colori – che l’eventualità da Lei prospettata sia plausibile: affermo altresì ch’essa non mi pare legittima, né opportuna.
    Quanto al lodevole tentativo di interpretare “positivamente” le parole del Papa, possiamo fare una distinzione semantica:

    1. interpretare le proposizioni controverse di AL alla luce della Tradizione: cosa che in AL risulta impensabile, impossibile e soprattutto rappresenta una distorsione del suo senso letterale ed ancor più della mens ch’esso sottende.

    2. interpretare AL nel senso di esercitare un atto proprio del Legislatore: in questo caso all’arbitrario stravolgimento del contenuto si aggiunge l’indebita usurpazione di una funzione che, per un documento papale, spetta solo all’estensore del documento o al Dicastero a ciò preposto.

    Aggiungo infine che, a norma del diritto, ogni documento presenta in se stesso degli elementi tali da poterne valutare – non interpretare, sia chiaro – il grado di assenso richiesto al lettore: per questo Sua Eminenza Burke ha potuto affermare, a ragione, che AL non è un documento magisteriale.

  18. Concordo sulla distinzione e in gran parte sull’analisi:
    1) Interpretare AL alla luce della Tradizione è un arrampicarsi sui vetri, ma sarebbe forse un ultimo disperato “assist” a Francesco.
    2) Sull’indebita usurpazione di una funzione: verissimo, ma bisogna anche tener conto del rifiuto di fornire un’interpretazione autentica da parte di chi potrebbe e dovrebbe darla.

    Il punto dolente comunque sarà quello cui Lei accennava in una precedente risposta all’avv. Foresti: i 4 (o speriamo di più) Cardinali potranno solo “prendere atto” della decadenza del papato. Siccome temo che un’ampia maggioranza si schiererà con Francesco (o quanto meno si asterrà dall’adesione a tale prese d’atto), cosa succederà? Quanto bisognerà attendere per avere un nuovo papa? Verosimilmente dimissioni (che mi paiono molto improbabili, visto il carattere dell’individuo) o dipartita di Bergoglio. E se nel farttempo ha riempito il concistoro – come spudoratamente suggeritogli dai gesuiti sudamericani – di fedelissimi?
    Grazie dell’attenzione.
    Alberto Di Janni

  19. Ottimo ma vorrei esprimere un’ opinione diversa su alcuni punti.In primis sulla RI-elezione di Ratzinger, direi di lasciar perdere, essendo sufficientemente visibile l’assurdità dell’invenzione dei Pietro in pensione e dei 2 pietri, e visto che lo stesso si dette molto da fare per combattere Fatima (scritto da rev.Kramer con tanto di fatti)e lessi poi che leggeva avidamente la Emmerick…per far combaciare la profezia a proprio uso e consumo? Inoltre era eretico fin da giovane. Quindi da evitarsi.Parto ora dal punto “possano..ratificare e confermare…gli atti…non condannabili”, per precisare che ciò è stato in passato fatto dal legittimo pontefice e quindi lo lascieremo pure fare a lui ora, ma il problema è quindi un altro, cioè avere un legittimo pontefice.Un antipapa con organi e dicasteri curia… è già successo, vedasi il caso dei 3 papi di cui uno solo era Papa (Pietro è sempre solo uno) che continuarono ancora dopo…fino a esaurimento….Quindi pure questa non è novità. La Chiesa poi non può essere scismatica in quanto UNA (credo), sono scismatici coloro che si staccano da lei. E in ultimo si dovrà chiarire dal 1958 in poi, perché l’errore avvenne da lì, e in base alla bolla di Paolo IV Cum ex apostolatus…. Roncalli non è stato lecitamente eletto.

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  20. Ri-elezione di Ratzinger, direi di lasciar perdere, essendo sufficientemente visibile l’assurdità dell’invenzione dei Pietro in pensione e dei 2 Pietri – Per questo ho detto “rielezione”: anch’io ritengo che, dopo l’abdicazione, Ratzinger abbia smesso di esser Papa, e come ho scritto non vi sono basi teologiche né canoniche alla figura del Papa Emerito.

  21. Coraggio il 2017v è già qui, vedremo quale delle previsioni e premonizioni sarà quella giusta,intanto anche il card.Zen fa sentire il suo dissenso nei confronti del vdr, nell’attesa preghiamo perché il Padrone ri-torni presto a rimettere ogni cosa al suo posto. Buon anno Baronio, sursum corda!

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  22. Tutto sembra che sarà una divisione nella Chiesa. Tuttavia, l’opponente a Francisco non sembra molto grande.
    Oltre ai quattro cardinali, vai a:
    Il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.
    Il cardinale Robert Sarah, Prefetto per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti
    Il Cardinale Paul Josef Cordes, presidente emerito del Pontificio Consiglio Cor Unum.
    Il cardinale Charles Chaput di Stati Uniti d’America
    Cardinale George Pell dell’Australia
    Vescovo di Astana, Athanasius Schneider
    Vescovo ausiliare Józef Wróbel, Lublino, Polonia
    Vescovo Jan Wątroba, Rzeszow, Polonia
    Vescovo Andreas Laun di Salisburgo.
    Alcuni parlano di un massimo di 20 cardinali e 100 vescovi in totale.

    Ma ciò che conta è la verità. L’unità non ha senso senza la verità.

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  23. Così pochi? Io penso che se i Magnifici Quattro partono davvero lancia in resta si arriva ad almeno una cinquantina di cardinali. E penso che anche l’epicopato potrebbe stupirci favorevolmente.

  24. Lo stile di Francesco suggerisce che in caso di un’aperta opposizione dei quattro cardinali – per esempio in caso di correzione pubblica – egli ricorrerebbe al plebiscito, cioè si appellerebbe al “popolo cristiano” per farsi dare ragione. Esiste non dico un istituto del diritto canonico, ma una prassi della “Chiesa primitiva” cara ai modernisti che Francesco potrebbe resuscitare per l’occasione? Grazie a chi sarà così gentile da rispondermi, e grazi soprattutto al padron di casa per il suo amore per la Verità (e per la verità con la minuscola).

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