Furti sacrileghi e profanazioni: di chi è la responsabilità?

Ancora una volta, una mano sacrilega ha profanato il tabernacolo di una chiesa e ne ha sottratto la pisside contenente il Santissimo Sacramento. E’ avvenuto nella chiesa di Santa Chiara, a Ferrara.
La cosa che mi scandalizza è che in moltissime chiese la chiave del tabernacolo si trovi spesso o attaccata alla portella, o sotto la tovaglia dell’altare, in violazione alle norme canoniche ed al più elementare buon senso.
Prima del Concilio era obbligatorio che il tabernacolo fosse inamovibile, e protetto da due portelle dotate di serratura rinforzata, in modo da scoraggiare qualsiasi tentativo di effrazione. Oggi invece il tabernacolo è spesso collocato in una posizione laterale, posto su un piedistallo, e comunque non inamovibile, ed è spesso fin troppo facile spostarlo, ribaltarlo o forzarlo. Specialmente se in chiesa non c’è nessuno.
Vi sono chiese in cui i fedeli incaricati di portare la Comunione ai malati possono accedere al tabernacolo in qualsiasi momento, senza la presenza del sacerdote, e possono farlo perché la chiave è lasciata incustodita.
Vi sono anche chiese in cui viene lasciato esposto il Santissimo senza la presenza di un sacerdote, confidando nella costanza di pochi devoti che si alternano nell’adorazione. Ma spesso vi sono momenti in cui il Santissimo Sacramento rimane incustodito, con tutti i pericoli del caso.
A poco serve installare telecamere e sistemi d’allarme, se poi i sistemi di videosorveglianza non sono funzionanti: quando un ladro ha scassinato il tabernacolo, c’è poco da scandalizzarsi, se non si è fatto nulla per impedirlo.
Da tutto questo appare chiarissima la responsabilità grave del Clero, che non pare particolarmente sensibile nell’evitare con tutti i modi il ripetersi di profanazioni. Se costoro credessero veramente che nel tabernacolo è custodito il Corpo del Signore, si guarderebbero bene dal trascurarLo. E forse passerebbero più tempo in ginocchio davanti a Dio, anziché perder tempo a far le fotocopie dell’Amoris laetitia. Eppure questi chierici non lascerebbero la porta di casa aperta, né la chiave dell’auto infilata nel cruscotto: chiediamoci allora il motivo di tanta leggerezza quando si tratta del Santissimo Corpo del Signore.Preghiamo per riparare all’empio gesto – l’ultimo di tanti, sempre più numerosi – ma pretendiamo che gli Ordinari diano disposizioni severe ai propri sacerdoti, altrimenti ci troveremo a dover deplorare nuove profanazioni, senza che chi poteva impedirle abbia mosso un dito.
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