Il mio licenziamento da Radio Maria

In questa rubrica lettere dei lettori, Padre Giovanni Cavalcoli risponde spiegando il motivo del suo licenziamento da Radio Maria, avvenuto sotto questo pontificato misericordioso nel quale si stanno verificando epurazioni degne dei vecchi regimi sovietici; Padre Ariel S. Levi di Gualdo elogia invece con affetto e stima quel “maledetto toscano” di Antonio Socci.

Io iniziai a collaborare con la emittente Radio Maria nel 1993 e non era mai accaduto alcun incidente, anzi, godevo della stima di Padre Livio Fanzaga, che si era fatto entusiasta diffusore del mio libro L’inferno esiste. La verità negata [Fede & Cultura, 2010].

Da alcuni anni stavo conducendo un corso per catechisti e quella domenica, spiegando il motivo e lo scopo del battesimo, avevo detto che esso serve a togliere la colpa e il castigo del peccato originale. Così, per fare un esempio, ricordai che i terremoti potevano esser considerati una conseguenza del peccato originale e un richiamo di Dio alla conversione dai peccati.

Nella mia catechesi, il tutto era inquadrato nel mistero del peccato originale, a causa del quale non solo l’uomo perde la sua originaria perfezione, divenendo da angelica creatura immortale creatura mortale, ma anche la stessa natura del creato è alterata da questo peccato, divenendo ostile all’uomo e manifestando questa sua ostilità attraverso maremoti, terremoti, grandi eruzioni vulcaniche; od attraverso il cambio degli assetti geologici della terra stessa, come il mare che si ritira generando zone desertiche, od il mare che avanza e sommerge zone abitate e zone coltivabili, inducendo i sopravvissuti a emigrare altrove, a combattere con le carestie e con la fame. Insomma, quella calamità naturali descritte sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento.

Tutto questo, in teologia, è da sempre collegato al peccato originale, che ha toccato sia l’uomo sia la natura, ossia l’intero creato, alterando e quindi corrompendo l’equilibrio perfetto creato in origine da Dio.

Nel corso dei secoli, la misericordia di Dio si è servita anche di questi eventi per la salvezza dell’uomo. Per esempio: quando la popolazione europea fu decimata dalla grande peste nera del 1347, le popolazioni, all’epoca sempre cristiane nella loro totalità, interpretarono quell’evento come un monito di Dio per il richiamo alla loro conversione. E se guardiamo al solo aspetto architettonico, da una parte vediamo grandi opere incompiute antecedenti al 1374 — a tal proposito mi viene a mente tra le tante la grande chiesa di San Petronio a Bologna —, dall’altra parte abbiamo, nei decenni immediatamente successivi, la costruzione di splendidi stabili di culto che rappresentavano la nuova dedicazione a Dio dell’uomo attraverso la fede, manifestata non solo con le opere d’arte, ma anche attraverso le grandi produzioni filosofiche, letterarie e teologiche che seguirono, od anche attraverso la nascita di tante nuove forme di vita religiosa consacrata.

In questo senso, le mie, espresse in quella trasmissione radio, erano parole che richiamavano alla mente la giustizia divina, ma che però, nel contempo, suscitano nel cristiano la pace nell’animo, perché il credente vede nelle sventure non solo il segno di un Dio giusto, ma anche misericordioso; n’è prova storica il fatto che dopo certi eventi catastrofici, ci sono sempre state espressioni di grande rinascita, e questo nessuno lo può ragionevolmente negare, perché è scritto nei nostri monumenti tutt’oggi visibili.

Queste parole, ispirate alla più comune tradizione cristiana, suscitarono contro Radio Maria, ma in particolare contro di me, un immediato intervento sdegnato da parte di diversi prelati, che basarono i propri commenti “a caldo” su quanto era stato scritto e riportato dai giornali, anziché su quanto io avevo veramente detto nell’articolato contesto di una catechesi sul peccato originale, la sintesi della quale era già tutta racchiusa in un mio articolo pubblicato un anno prima sulla pagina di Theologia de L’Isola di Patmos: Dio castiga e usa misericordia [vedere QUI], che non suscitò scandalo alcuno [N.d.R. abbiamo verificato nei dettagli delle statistiche che dal 18.11.2015 alla data di oggi, questo articolo è stato aperto e letto per un totale di 71.203 volte].

Le accuse che mi sono state rivolte ― a parte le calunnie diffamanti per un teologo conosciuto da decenni come fedele servitore della Chiesa ― sono tutte basate perlopiù su princìpi ereticali, per cui sono assolutamente nulle ed anzi meritevoli di essere esse stesse oggetto di severa condanna. A tal proposito rimando agli articoli di Ariel S. Levi di Gualdo, che in quei giorni di polemica — dopo che i miei Superiori mi chiesero in via “cautelare” di non intervenire né di pubblicare più scritti per il momento — intervenne sulla nostra Isola di Patmos con dei resoconti precisi e dettagliati, mettendo le cose in chiaro e indicando i pensieri apertamente ereticali espressi da alcuni vescovi, e purtroppo anche da qualche alto dignitario della Santa Sede [cf. QUI, QUI].

Per esempio, vi fu chi mi accusò di partire da un «dio pre-cristiano», contrario alla misericordia. Ma affermando questo, il prelato mio accusatore, mostrò in tal modo di essere influenzato da Marcione, eretico del II secolo e padre della cosiddetta eresia marcionita, il quale sosteneva che, mentre il Dio dell’Antico Testamento era un Dio cattivo, che castiga, il Dio del nuovo è il Dio buono, che è solo misericordia e non castiga.

Un altro Vescovo mi accusò d’avere un «dio paganissimo», nella presupposizione che il Dio che permette i terremoti non sia il Dio biblico, ma quello pagano. Cosa del tutto falsa, giacché la Bibbia insegna chiarissimamente che anche i terremoti sono moniti della misericordia divina. Basti considerare l’Apocalisse o gli annunci escatologici del Vangelo.

L’Evangelista Luca riporta precise parole pronunciate da Gesù che risponde ai suoi discepoli dicendo:

«Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: “Sono io” e: “Il tempo è prossimo”; non seguiteli. Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine». Poi disse loro: «Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo [cf. Lc 21, 8-11].

Con la sua notoria verve ironica, Ariel S. Levi di Gualdo, in quei giorni ironizzò:

«Sicuramente, Cristo Signore, era proprio un “dio pre-cristiano”, perché una cosa resta fuori da ogni possibile discussione: Cristo, non era cristiano!».

Possiamo forse dar torto a questo mio confratello sacerdote e teologo, che con una battuta spiritosa solo all’apparenza, sintentizzo un’ovvia verità teologica ?

Se in quel momento io avessi avuto dinanzi quel Vescovo, gli avrei chiesto in che modo, ma soprattutto quale genere di risposta egli avrebbe dato, dinanzi al dramma di una creatura innocente di due anni morente in un reparto di oncologia pediatrica, consumata da un cancro inguaribile. Forse, questo Vescovo, una risposta non ce l’ha, io invece si, e non è certo una risposta di Giovanni Cavalcoli, ma della fede cattolica. Ebbene, premesso anzitutto che quella creatura innocente non è certo colpevole del cancro che la sta consumando, giacché nei progetti di Dio, noi, non siamo stati creati per essere assaliti dal cancro e infine dalla morte, la mia risposta di fede, di conseguenza la mia risposta teologica, è che il cancro e la morte, sono conseguenze del peccato originale che ha corrotto la natura e che ha consegnato alla discendente umanità una natura imperfetta, corrotta e mortale.

Ma volendo c’è di peggio ancora. Se a questo Vescovo qualcuno avesse chiesto: «Perché Dio permette che una creatura innocente muoia consumata da un cancro a soli due anni, mentre fior di malfattori, che trascorrono i giorni della loro vita a fare il peggior male al prossimo ed a compiacersi del male che fanno, arrivano a vivere fino a novant’anni, morendo infine senza neppure essersi mai ammalati e senza avere sofferto per alcun genere di infermità? Noi uomini di fede, risposta a questi quesiti, l’abbiamo da sempre, perché il tutto ha la sua risposta e ragione all’interno di quel mistero che è il peccato originale.

Un altro Vescovo, di recente nomina, mi accusò di dire delle «idiozie» e delle «sciocchezze», di «nominare il nome il di Dio invano» e di avere un «concetto puerile di Dio». Tutte queste accuse stolte e offensive rivolte a me, accademico pontificio, che insegno teologia tomista da quarant’anni, mi sento sinceramente di respingerle tutte ai vari mittenti, come feci da subito, mentre per tutta risposta i miei accusatori rincaravano la dose dicendo: «Ecco, nega anche di presentare le sue scuse!». Sinceramente, mi domandai ieri e mi domando ancor oggi: come può, un teologo, scusarsi per la dottrina cattolica ?

Padre Livio mi ha accusato di aver offeso la misericordia della Madonna, giacché, affermando che Dio castiga, l’ho implicitamente concepita come donna crudele, associata a un Dio crudele. Qui, il povero Padre Livio, ha fatto un improvviso vergognoso voltafaccia, interrompendo pavidamente la sua coraggiosa linea pastorale, nella quale, nei suoi precedenti libri, mostrava giustamente Maria in lotta contro il Drago e rinnegando il mio libro sull’inferno.

Ecco dunque all’improvviso venir fuori una Madonna molliccia e pacioccona, new look, aggiornata al più becero e pericoloso misericordismo e buonismo. Ma per Padre Livio non sarà sufficiente buttare a mare Giovanni Cavalcoli, come già in passato ha fatto con il Prof. Roberto de Mattei [cf. QUI], piuttosto dovrebbe capire che contro certi famelici nemici insaziabili che oggi ci circondano da tutti i lati e che da tempo sono penetrati all’interno della nostra casa, non si deve cedere, si deve combattere, ma non con una Madonna paciona ed imbelle, ma con Colei che ha vinto Satana e tutte le eresie.

A vicenda grazie a Dio conclusa, ci si impongono alcune riflessioni. Nei giorni seguenti gli attacchi subìti mi sono giunti migliaia di messaggi di comprensione, lode e solidarietà, anche dall’estero, da parte di buoni semplici fedeli. Molti teologi laici hanno preso le mie difese su diversi siti cattolici. Invece nessun vescovo s’è fatto vivo, su 250 che ne abbiamo in Italia. L’unico che mi ha appoggiato è stato S.E. Mons. Giovanni D’Ercole, Vescovo di Ascoli Piceno.  Questo fenomeno come si interpreta, come si spiega, che significa?

Direi tre cose. Prima, un’evidente presenza dello Spirito Santo nel popolo di Dio più che nei pastori. Seconda, una crisi di fede diffusa tra i pastori. Terza, questi buoni laici difensori della fede hanno certamente alle spalle dei buoni preti e dei buoni vescovi, che però restano nell’ombra, non si espongono. E questo non va bene. Siamo in guerra e bisogna combattere. Abbiamo le armi per vincere, occorre uscire allo scoperto e combattere valorosamente. Non è dignitoso fare i cecchini. Il nemico deve abbassare la cresta. Ma perchè ciò possa avvenire, bisogna che mostriamo la nostra forza. Se ci mostriamo timidi e cedevoli, come per esempio un Padre Livio, il nemico ne approfitta.

Bisogna che i preti e i vescovi che stanno alle spalle dei laici escano allo scoperto con coraggio. Non devono più dire ai laici: «Vai avanti tu, perché sai … io non posso mica compromettermi! Però ti proteggerò nell’ombra». No. Vescovi e preti devono scendere in campo per animare i combattenti. Il pastore dev’essere alla testa del gregge. Anche perchè dobbiamo contarci, sapere quanti siamo e chi siamo, dobbiamo sapere gli uni degli altri. Se stiamo nascosti, gli uni non sanno degli altri; questo diminuisce la forza, e ci impedisce di organizzarci e di avviare un’azione comune.

Occorre in particolare liberare il Papa dal codazzo di cortigiani che gli sta attorno, che si fingono servitori della Chiesa e che invece la distruggono, che si autonominano collaboratori del Papa e invece lo adulano, lo ingannano e lo circuiscono, e probabilmente anche lo minacciano. Essi gli fanno apparire nemici i suoi veri fedeli, mentre essi si fingono fedeli e gli sono invece nemici.

In questa situazione confusa, occorre più che mai contare sul Papa nella lotta al modernismo, benchè egli a volte sembri sposarne le apparenze. Occorre invece più che mai distinguere nel Papa la guida alla vittoria, dai suoi difetti umani, dei quali non si deve tener conto, se egli non riesce a correggersene, perchè ciò potrebbe farci perdere di vista la funzione di guida del Papa.

Quindi, non solo il contenuto di quanto ho detto, ma anche l’opportunità di averlo detto, come ho fatto notare sopra, contrariamente a quanto è apparso a qualcuno, intendeva essere motivo di cristiano conforto, proprio per le povere vittime del terremoto.

Ciò di cui mi rendo conto, oggi più che mai, è di quanto sia difficile per molti recepire il lessico cristiano, a volte per gli ecclesiastici stessi. Pertanto, parlando di certi temi, non bisogna mai dare per scontato niente, indugiando persino in spiegazioni che potrebbero apparire ovvie, mossi in tal senso dalla consapevolezza che tra gli ascoltatori, non solo possono esservi coloro che non sono disposti ad ascoltare, ma anche dei soggetti che in modo del tutto voluto, oserei dire diabolico, spesso fraintendono volutamente per poi seminare zizzania.

Quanto mi è successo dimostra come, se da una parte stiamo vivendo una diffusa crisi di fede, tuttavia lo Spirito Santo non manca mai di farsi sentire anche nei momenti più bui perchè sopportiamo la sofferenza, alimentiamo la speranza e siamo forti nel compimento del bene.

Riprendendo il mio pieno e attivo lavoro su L’Isola di Patmos, colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno pregato per me e chiedo a tutti loro anche una preghiera per il mio amatissimo Ordine dei Frati Predicatori di San Domenico di Guzmán, perché mai io cesserò, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, di essere grato a Dio per avermi voluto a suo servizio come sacerdote e teologo domenicano, e sino alla fine della mia vita, a qualsiasi costo e costi quel che costi, porterò avanti la mia missione con l’ausilio della Beata Vergine Maria del Rosario.

.Varazze, 12 febbraio 2017

http://isoladipatmos.com/

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