Katalepton

Ovvero: alla spicciolata. Crimini e fattacci cattolici.

di L. P.

Lo spunto virgiliano del titolo, messo a cappello di questo nostro intervento, non tragga in inganno il lettore ché non di tematiche idilliche o elegiache scriveremo ma di autentici crimini e di fattacci che, pur esposti alla spicciolata uno via l’altro, non sono per questo meno lesivi della Verità, cioè di Cristo, ed indiziarî del baratro dell’errore e dell’apostasìa in cui sta precipitando il Magistero Ecclesiale. Ne parliamo perché sentiamo di dover opporre viva e forte e santa resistenza – a costo di rischiar l’inquisizione misericordiosa bergoglio/spadariana o quella poliziesca dell’italiota DIGOS – a quanto, nella nostra Santa Madre Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana sta, sinodo dopo sinodo, omelìa dopo omelìa, udienza dopo udienza, intervista dopo intervista, corrodendo il fondamento teologico dogmatico ed etico e devastando le coscienze dei fedeli.

Nel raccontare e nel commentare i fattacci che verranno esposti, vogliamo in premessa stabilirne la diretta dipendenza dalla eretica ed eversiva pastorale del Vat. II, tanto per dire che non bisogna indagare chissà dove per individuare la genesi del neomodernismo gnostico che appesta del suo lezzo la Cattolicità; una pastorale che, coniugandosi laidamente con la cultura del mondo, di fatto ha prevaricato sul dogma fino ad affermare l’uomo e i suoi diritti preminenti su Dio, e la prassi superiore alla dottrina.E non è, questa, una nostra estravagante riflessione ma la testuale dichiarazione con cui Papa Bergoglio fa sua questa linea quando, con sfrontatezza, proclama: “Il Vaticano II, ispirato da Papa Giovanni e da Paolo VI, decise di guardare al futuro con spirito moderno e di aprire alla cultura moderna. I padri conciliari sapevano che aprire alla cultura moderna significava ecumenismo religioso e dialogo con i non credenti. Dopo di allora fu fatto molto poco in quella direzione. Io ho l’umiltà e l’ambizione di volerlo fare” (Dialogo con Eugenio Scalfari, 1 ottobre 2013).

Nel commentare alcuni fattacci, vogliamo principiare seguendo più l’ordine di gravità di essi che della cronologia anche perché, se la data è diversa in questo o in quello, l’eterodossìa, l’arroganza, l’aura fosca del tradimento e l’indegnità che li connotano sono  le stesse.

Ed allora:

Roma, San Gregorio al Celio, 5 ottobre 2016: Bergoglio – a sx – e Welby – a dx –

1 – PROVE DI FUSIONE A FREDDO.

Il 13 Marzo del 2017 – così annuncia il sito Vatican Insider di cui longa mens è il Tornielli Andrea – si terrà, nella Basilica di San Pietro in Roma, il Vespro secondo il rito del “Common Prayer Book” anglicano a cui parteciperanno esponenti del clero cattolico. Scopo, precisa il cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica della quale ha concesso l’uso agli scismatici, è quello di festeggiare il “50° anniversario del dialogo tra la Chiesa cattolica e quella anglicana, ristabilito con l’incontro del 23 marzo 1966 tra il beato (?) Paolo VI e l’arcivescovo (?) di Canterbury, Michael Ramsey”.Il dispaccio, diramato sempre dal sito citato, dice che “per la prima volta si terrà la Preghiera corale della sera secondo l’uso anglicano, nella Basilica di San Pietro” (Vatican Insider  7 febbraio 2017).

Come in tutte le vicende umane c’è sempre una prima volta e, questa dell’anglicano che entra nella chiesa principe del Cattolicesimo – ove riposano i resti umani del primo Pontefice e vi aleggia la sua presenza –  sporcandola con le proprie lordure, è uno dei traguardi che Bergoglio si è prefissato: fare della Chiesa un conglomerato gelatinoso di confessioni in esecutivo ossequio al Nuovo Ordine Mondiale massonico.Di fatto, Bergoglio aveva già, a simil oscenità, partecipato attivamente quando il 5 ottobre 2016 “aveva celebrato l’importante ricorrenza con i vespri ecumenici nella basilica di San Gregorio al Celio insieme all’arcivescovo Justin Welby” (i. c. s.). Ma non era sufficiente aver imbrattato quella veneranda basilica gregoriana, no! bisognava concludere con la chiesa, segno e simbolo del Cattolicesimo, quella Basilica di San Pietro peraltro già violata, offesa e dissacrata con lo zoofotosafari proiettato la sera dell’8 dicembre 2015, con la regìa delle multinazionali del N. O. M.

“La data della celebrazione del prossimo 13 marzo è stata scelta perché la più vicina al giorno di san Gregorio Magno, divenuto il patrono delle relazioni tra le due Chiese. Fu infatti questo Papa a portare il cristianesimo in Gran Bretagna tramite l’azione evangelizzatrice di alcuni monaci benedettini del cenobio romano di Sant’Andrea sul Celio, tra i quali si ricorda Sant’Agostino che divenne il primo arcivescovo di Canterbury” (i. c. s.). Un periodo costellato di bischere e false affermazioni come l’aver definito patrono di un dialogo sterile e velenoso un gran Papa che dialogante non fu, ed aver equiparato la Chiesa Cattolica ad una sètta scismatica. Si compirà, così, un capovolgimento sostanziale in cui vedremo la Chiesa di Gregorio che, in “uscita controllata”, rese cristiane-cattoliche le lande del Nord Europa e che subì lo scisma partorito da un atto di superbia e di lussuria – Enrico VIII e Lutero – e questa postconciliare che, méssasi in “libera uscita” con i portali della fortezza spalancati, verrà essa stessa convertita allo scisma e all’apostasìa lutero/anglicana. Si verificherà lo scempio e l’abominio della desolazione così come profetò Daniele (12, 11), come ricordò Gesù (Mt. 24,15), come immaginò Dante (Purg. XXXIII, 1), e come previde la Vergine Maria a La Salette (1846) e a Fatima (1917).

A completamento ed ultimazione della rivoluzione modernista, Bergoglio ha predisposto una Commissione mista – catto-lutero-anglicana – che studi ed appronti uno schema di riforma della Messa, tale che sia di ecumenica uniformità. Staremo a vedere dove andranno a finire la “Transustanziazione” e la realtà del “Sacrificio”.
Insomma, siam precipitati sul fondo dell’abisso.

“Deus venerunt gentes in hereditatem tuam /polluerunt templum sanctum tuum” (Salmo 78, 1) – Signore, i pagani hanno invaso il tuo patrimonio e imbrattato il tuo santo Tempio.

 

2 – DUBBÎ E CERTEZZE E. . .

In occasione del n. 4000 di “Civiltà Cattolica” il Papa, nella Sala del Concistoro, ha dato udienza alla comunità della rivista gesuitica esortandola a non temere il mare aperto e a non cercare il riparo di porti sicuri.Poi ha aggiunto: “Soprattutto voi, come gesuiti, evitate di aggrapparvi a certezze e sicurezze. . . Andando al largo si incontrano tempeste e ci può essere vento contrario. E tuttavìa il santo viaggio si fa sempre in compagnìa di Gesù che dice ai suoi: ‘Coraggio, sono io, non abbiate paura’” (Avvenire 9 febbraio 2017).

Intanto ci sentiamo di osservare che i gesuiti non hanno bisogno di questa esortazione ché, da molto tempo, hanno rifiutato certezze e sicurezze, sufficiente essendo sapere quanto a questa cultura del dubbio si sìano adoperati i varî  De Chardin, Rahner, Balthasar, C. M. Martini. Ma ciò che interessa sottolineare in questa breve citazione è l’evidente contraddizione che serpeggia nelle parole del Papa quando, in ossequio alla “didattica del dubbio”, all’invito ad “evitare certezze e sicurezze” fa seguire le parole di Cristo (Mc. 6, 50) in cui emerge chiaro che la certezza, la sicurezza, il porto sicuro è proprio il Figlio di Dio.E, allora, perché esortare a non cercare certezza nella Verità quando questa è Cristo stesso?

Certamente Bergoglio non ha ecceduto per ansia retorica, o per vera convinzione, quando ha ricordato ai suoi gesuiti che Gesù è la sicurezza perché il suo vero pensiero orbita sempre intorno al tema del dubbio cartesiano, tale essendo la sua pastorale quando, assai chiaramente, dice che: “in questo cercare Dio in tutte le cose resta sempre una zona d’ombra. Deve esserci. Se una persona dice che ha incontrato Dio con certezza totale e non è sfiorato da un margine di incertezza, allora non bene” (pag. 469 – fascicolo in pdf de La Civiltà Cattolica – Intervista con il Direttore p. Spadaro 19, 23, 29 agosto 2013).
Ora, se la zona d’ombra è il mistero stesso di Dio non c’è bisogno sottolinearlo, ma se questa “zona” è la riserva intellettuale che rimane accanto alla fede allora c’è da rimanere allibiti per come il Vicario di Cristo (lui malgrado!) solleciti i fedeli a fare del dubbio la base fissa e immobile del credere. Che, al postutto, non sarà mai un “credere” semmai “credere il dubbio” e aver certezza di questo. Un bell’ossimoro bergogliano.

Ma a questa scepsi si oppone il comando di Gesù che rimprovera Tommaso: “Non essere incredulo ma credente” (Gv. 20, 27). Non è forse Egli Via, Verità e Vita?

 

3 – 2300  ABBANDONI ALL’ANNO

La notizia, apparsa su poche testate e, per di più, in formato minimale, dice che negli anni 2015 e 2016 ci sono stati circa 2300 abbandoni all’anno, vale a dire, un totale di 4600, che aggiunto ai 13.123 del periodo 2008/2012, fa 17.723, quasi due legioni. Nel primo calcolo sono compresi i 271 decreti di dimissione dall’Istituto, le 518 dispense dal celibato che concede la Congregazione per il Clero, i 141 sacerdoti religiosi incardinati “pure et simpliciter” in diverse diocesi e le 332 dispense dai voti tra le contemplative. Spiega mons. Rodriguez Carballo – frate minore, Segretario della Congregazione per gli Istituti di vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica – che molti non hanno vocazione e che il più alto numero di abbandoni si ha tra le religiose, fatto almeno spiegabile in quanto esse sono la grande maggioranza dei consacrati. E della frangia più progressista e festaiola, aggiungiamo noi, che comprende ballerine, cantanti, attrici, giocoliere, chitarriste, teologhe alla dulcamara ma velenose, delle quali ultime diremo in appresso.

Ora, di fronte a simile emorragìa la CEI – dìcasi Galantino e Bagnasco – invece di mettersi all’opera per arrestare questo flusso di anime e di preoccuparsi per una crisi che si profila, per l’immediato futuro, con picchi altissimi di abbandoni, si fa spalla e sponda al governo civile segnalando i diagrammi in rialzo della disoccupazione giovanile, della produzione, del consumo sicché, parafrasando il buon Tito Livio (21, 7, 1) “Dum in CEI consulitur Ecclesia vacuefit” – mentre in CEI si discute, la Chiesa si spopola.


En el
programa ‘Chester in love’ de Cuatro,
la mediática Sor Lucía Caram se atrevió a afirmar que
“María estaba enamorada de José y que era una pareja normal,
y lo normal es tener sexo”.

4 – MA SI PUÒ, OGGI, CREDERE AI DOGMI?

Attenzione, non sono atei come Voltaire o Odifreddi a porre questa domanda, né tanto meno modernisti alla Buonaiuti o Küng. No, questa domanda, a cui seguirà una risposta negativa, è una suora, argentina come Bergoglio – El Papa come lo chiama amabilmente Blondet – suor Lucia Caram, domenicana di Barcellona, nota opinionista  che cinguetta su Twitter e straparla settimanalmente in una tv spagnola con un programma salottiero dal titolo “Chester in love” (La Verità, 10 febbraio 2017).

Sul principiar dello scorso anno, noi producemmo, su questo sito, quattro interventi relativi all’opera di smottamento e di aggressione condotta, contro il culto mariano, non da agnostici o atei ma da esponenti cattolici che, pur non affondando i colpi direttamente al cuore del dogma, ne sgretolano lentamente, ma con continuità, la monolitica consistenza ontologica.

E contro il culto di Maria, Colei che “è Mediatrice di tutte le grazie”  (Marienfried, Baviera – 1946), Colei che “sta nel mistero della Trinità” (Rivelazione delle 3 Fontane, Roma -1947), parte l’attacco di questa suora anima nera, blasfema, pettegola, vanesia, cialtrona, spudorata, sfacciata che, senza remora alcuna, e con il sorriso più simile a un cachinno, afferma che “Maria non era vergine”, che “difficile è credere che i due, lei e Giuseppe, non abbiano avuto rapporti sessuali”.La protesta di migliaia di ascoltatori e di fedeli, che ne hanno reclamato l’espulsione dall’Ordine, ha indotto il vescovo di Vic a censurarla pubblicamente e a chiederne le scuse. Ciò che la sciagurata ha fatto, figuriamoci con quanta difficoltà!Ma, intanto, il colpo è andato a segno soprattutto perché costei, che dirige un progetto di solidarietà per l’aiuto di 1400 famiglie povere, proprio per l’ammantarsi di simile aura bergogliesca di filantropìa, di solidarietà, di accoglienza, di misericordia ha riscosso, nella massa dei “cristiani adulti”, consensi ed approvazione.

Non è un caso che Bergoglio si appresti a varare una riforma del celibato – ricordate la visita alle famiglie dei sacerdoti sposati, dell’11 novembre 2016? – disegnando uno scenario in cui sarà possibile il matrimonio dei preti e il conferimento del sacerdozio alle donne, rendendo la Chiesa Cattolica, fotocopia della sètta lutero-anglicana.

La Chiesa, dove vive e prega chi si fa “eunuco per il regno dei cieli” (Mt. 19, 12), dove Vergine è la Madre di Dio, dove migliaia furono e sono coloro che indossano l’abito della verginità nella sequela di Cristo, questa  Chiesa sta per farsi simile a quelle sètte scismatiche che, per lussuria, le si ribellarono contro. Un evidente contrapasso che ben illustra gli scandali recenti di preti e monache immersi nel peccato contro il sesto comandamento.

11 febbraio 2017 anniversario di Lourdes

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