Quando la chiesa diventa “fashion”

Giovedì 11 maggio 2017

E’ pervenuta in redazione:

Caro Alessandro Gnocchi,

la scorsa domenica sono stato alla Cresima del figlio di cari amici di famiglia e ne sono uscito veramente avvilito. Quando dico uscito, intendo dire che a un certo punto me ne sono andato fuori a respirare un po’ di normalità. Canti da musical e da stadio, vere e proprie sceneggiate a ogni momento. Chissà dov’era lo Spirito Santo? Insomma, non la tengo molto lunga, che cosa possiamo fare?

Grazie per l’attenzione

Piergiuseppe Nava

Caro Piergiuseppe,le posso rispondere in fretta dicendole come ce la caviamo in famiglia in caso di Cresime, Prime Comunioni (le maiuscole sono mie) e cerimonie varie. Ormai da parecchi anni, andiamo solo al rinfresco o al pranzo saltando a piedi uniti la seduta di analisi comunitaria guidata dal presbitero, dal vescovo o da un suo delegato. Per la Messa, ci regoliamo come tutte le feste che Dio manda in terra: si va a quella buona e la si offre per l’occasione.

Devo dire che, le prime volte, parenti e amici ci sono rimasti un po’ male. In particolare, non riuscivano a capire la motivazione, che era la seguente: essendo noi cattolici non veniamo in chiesa perché non partecipiamo a riti di altre religioni. Poi, grazie anche al fatto che siamo stati sempre un pochino strani agli occhi del parentado e del circondario, la situazione si è fatta più distesa. Certo, con rosari, medaglie miracolose, scapolari, icone e crocifissi, siamo piuttosto giù di moda anche per i regali. Ma, d’altra parte, bisogna calcolare che, quanto ad iPhone, smartphone, smartbox, kit da fashion blogger, capi firmati e generi vari ci pensano gli altri invitati.

Questo, diciamo, è tutto quanto riguarda la parte pratica. Quanto alla parte teorica, caro Piergiuseppe, me la cavo altrettanto in fretta con due brevi considerazioni che spiegano il suo disagio davanti a quello che potrebbe sembrare solo cattivo gusto e, invece, è vera e propria apostasia. E forse non è neppure apostasia perché, per apostatizzare dalla fede cattolica, bisogna averla prima praticata. Condizione che, in molti casi, mi pare di poter escludere.

Prima considerazione. Alcuni amici fidati, certo anche loro un po’ strani con quella fissa per la religione cattolica, mi hanno riferito che durante l’omelia per la Cresima (la maiuscola è mia) il vescovo di una diocesi dell’Italia centrale ha spiegato ai ragazzi che si “stava facendo una finta perché lo Spirito Santo (le maiuscole sono mie) lo avevano già ricevuto nel Battesimo (la maiuscola è sempre mia)“. La legittima domanda che segue è se quel vescovo voleva  veramente fare ciò che fa la Chiesa (la maiuscola è mia). Perché, in caso contrario, ci sarebbe da porre in serio dubbio la validità del sacramento. E, mi creda caro Piergiuseppe, avanzando solo un serio dubbio, sto volutamente di manica larga per evitare sconcerto tra quei bravi fedeli che pensano di essere cattolici e, invece, sono adepti del neocattolicesimo.

Seconda considerazione. Non è un caso se la Cresima (la maiuscola è mia) viene ormai definita universalmente come “il sacramento dell’abbandono”. Pensi che ci sono persino presidenti di assemblea (ex parroci) e pastori odorosi di “Parfum de mouton Numero 5” (ex vescovi) che piangono calde lacrime su questo disastro. Ma come, si chiedono, questi ragazzi li abbiamo coccolati per tanti anni, non li abbiamo mai contrariati in nessun loro desiderio, li abbiamo accompagnati lungo qualsiasi strada volessero percorrere, abbiamo assecondato ogni loro voglia e adesso ci lasciano?

Presidenti di assemblea e pastori odorosi di “Parfum de mouton Numero 5” non si rendono conto che, così come l’hanno trasformata, la cresima non è più neppure il “sacramento dell’abbandono”, ma il “sacramento della consegna dei giovani al mondo”. È il segno rituale con cui i ragazzi vengono dati in pasto al male e al demonio privi di ogni difesa perché, pastore odoroso di “Parfum do mouton numero 5 docet”, “oggi stiamo facendo una finta”.

Per questo, caro Piergiuseppe, domenica 21 maggio, in occasione  della Cresima di mia nipote, ci presenteremo per la cena, con il solito rosario, la solita medaglia miracolosa e il solito scapolare. È poco? Non lo so, ma parenti, amici e soprattutto i loro figli, se cercano qualcosa di solidamente fuori moda, sanno a quale campanello suonare.

Alessandro Gnocchi

Sia lodato Gesù Cristo

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